Dopo mesi di febbrile attesa e preparazione dettagliata finalmente è arrivata l’ora del nostro lungo viaggio alla scoperta del Messico, un grande paese che ha molto da offrire ai viaggiatori disposti a scoprire le sue vere meraviglie. Prima del trasferimento in Yucatan, la prima parte della nostra spedizione itinerante si è sviluppata in Chiapas, un territorio decisamente poco urbanizzato in cui la natura e la giungla la fanno ancora da padroni. Di seguito alcuni appunti, racconti e consigli di viaggio…
MESSICO ON THE ROAD: GUIDARE IN CHIAPAS Proprio perchè consapevoli di dover guidare per circa 800 km abbiamo deciso di noleggiare un’auto di categoria media piuttosto che una minuscola citycar, ma nonostante questo i viaggi in Chiapas (9 ore da Villahermosa a S. Cristobal e 5 ore da S. Cristobal a Palenque) sono stati decisamente… avventurosi. I paesaggi che si incontrano sono sicuramente molto suggestivi, con la vegetazione rigogliosa che circonda lo sguardo in ogni direzione.
Quello che colpisce di più un guidatore europeo, tuttavia, è lo stato delle strade ed in generale dei veicoli. Innanzitutto qui la parola d’ordine è “topes”, dei dossi artificiali in cemento alti una ventina di cm che impongono di rallentare fino quasi a fermarsi se non si vuole distruggere la propria auto. Ce ne sono a dozzine e nonostante il fastidio dei continui stop & start devo ammettere che senza ombra di dubbio assolvono perfettamente al loro scopo. Altra particolarità del Chiapas sono i veicoli: oltre ai cari vecchi maggioloni, qui ancora ben presenti in tutti i modelli e colori disponibili, girano molti trabiccoli che probabilmente non hanno effettuato una revisione dal secolo scorso…
Si incontrano spessissimo, poi, i furgoncini che trasportano quotidianamente i lavoratori dai piccoli centri abitati, spesso costituiti da un agglomerato di casine e capanne,
verso i luoghi di lavoro: visto che tutti hanno un proprio machete, presumiamo che si tratti di raccoglitori di banane o altre piante. Ad ogni modo, questi furgoncini sono stra-carichi di persone sia all’interno che all’esterno
Fa decisamente una certa impressione vedere le persone tranquillamente “appese” mentre i veicoli sfrecciano su queste tortuose strade. Parlando di queste strade interne del Chiapas, poi, non possono essere tralasciati i “lavori in corso”: spesso ci sono tratti di carreggiata franata o in manutenzione dove, senza molto preavviso, ci si ritrova con un’unica corsia per entrambi i sensi di marcia, magari realizzata su fango e breccia solcati qua e la da crateri allagati…
Viaggiando per ore all’interno di territori molto boscati, in cui il centro abitato più grande è costituito da poche case, 2 mini spacci alimentari ed una chiesa, come si fa a far rifornimento? Nessun problema, troverete di sicuro un posto come questo:
La benzina è venduta a taniche, versate nel serbatoio con un imbuto ricavato da una bottiglia di Coca-Cola… effettivamente non serve altro!
Ultima annotazione riguarda i posti di blocco della polizia federale e dell’esercito: sono numerosi, per via della lotta al narcotraffico che il governo federale sta portando avanti, ma nonostante i vari controlli dei documenti non ci hanno dato minimamente problemi, anzi danno quasi un senso di maggiore sicurezza e controllo. Per concludere, comunque, non bisogna avere timore di guidare in Messico, semplicemente bisogna stare attenti durante la guida perché le condizioni di viaggio sono abbastanza diverse dalle nostre usuali.
SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS Questa cittadina sorge in piena montagna a pochi chilometri dall’aeroporto di Tuxla Gutierrez, perciò è sicuramente più semplice raggiungerla in aereo piuttosto che in auto da Villahermosa. Si trova a circa 2.200 m di quota e più che per le sue numerose Chiese
è famosa sia tra le numerose popolazioni locali che tra i pochi turisti per via del suo mercato quotidiano: qui infatti si incontrano contadini, artigiani, allevatori e negozianti per vendere un po’ di tutto.
Frutta, verdure, spezie, pelli, carni e vestiti, il tutto ordinatamente esposto ed affiancato senza troppa logica (come ad esempio lo stoccafisso affianco al banco dei dolci non è proprio il massimo)…
Questo mercato è quanto di più distante dai nostri centri commerciali si possa immaginare, ma più che l’impressione di povertà e poca pulizia quello che balza agli occhi è la sensazione di unione, incontro e partecipazione creata proprio da questo grande mercato che ha un enorme bacino d’utenza. Se volete comprare qualcosa ricordate la regola d’oro del Messico: è obbligatorio contrattare sul prezzo! In questa cittadina, infine, riusciamo a mangiare dei buoni pasti rigorosamente messicani con cifre veramente irrisorie: 5/6 € in due nelle cocine economiche.
PARCO AGUA AZUL Il parco riserva di Agua Azul si trova lungo la strada he da S. Cristobal conduce a Palenque. Appena arrivati bisogna sottoporsi ad una irritante consuetudine messicana: si paga il pedaggio ufficioso, poi quello ufficiale, infine il bambino che per pochi pesos “mira il coche” (tiene d’occhio l’auto): va bene che siparla di un totale di circa 3/4 € a testa, però è fastidioso. Comunque la visita è sicuramente appagante sia per le fragorose cascate, con una portata enorme rispetto a quelle europee
sia per il percorso che risale lungo il fiume princiale, permettendo un primo contatto con la giungla tropicale
e con i temibili animali che la popolano!
Proprio a due passi della zona turistica sono presenti delle popolazioni ancora piuttosto rurali, la cui vita in simbiosi col fiume si nota anche dalla teleferica montata per attraversare il grande corso d’acqua senza dover necessariamente ricorrere al guado a nuoto.
teleferica
PALENQUE Quelle di Palenque sono tra le rovine più famose e meglio conservate delle popolazioni Maya: sono in parte ancora fagocitate dalla giungla, ma le enormi strutture visitabili sono ben mantenute e curate.
La popolazione locale ruotava attorno alla figura di Pakal ed ai suoi discendenti: il tempio più grande, ben visibile da ogni angolo della cittadina, è costituito proprio dalla tomba del re stesso e come ci racconta la nostra guida il bassorilievo inciso sul sarcofago ha addirittura inspirato una teoria moderna secondo la quale Pakal stesso sarebbe raffigurato in procinto di partire a bordo di un’astronave!
Altre strutture della piazza principale degne di nota sono la tomba della regina, posta affianco a quella del re, ed il tempio del teschio dedicato al dio della morte.
L’interessantissima visita (nel nostro caso eravamo accompagnati da una guida, dopo la solita contrattazione sul prezzo) continua poi nelle rovine del castello, la residenza della famiglia reale e della corte
e nei templi dedicati alle altre divinità fondamentali per la vita degli antichi Maya: il Sole, la Luna, il Mais e la Pioggia. Gli antichi non esitavano a sacrificare donne d’altro rango per conquistare i favori delle divinità nei casi di forti siccità o altre sciagure per la popolazione: non c’è da stupirsi, quindi, nel trovare sparsi qua e là numerosi altari sacrificali. Dopo l’ennesima salita e discesa delle gradinate maya
la nostra guida ci fa addentrare all’interno della giungla che circonda le rovine, facendoci conoscere meglio animali e piante di questo habitat per noi sorprendente:
Oltre alle famose liane conosciamo alcune piante medicali ed anche gli ombrelli degli antichi maya, cioè le enormi foglie “orecchie d’elefante”
Oltre che per la visita delle rovine, Palenque è un’ottima base per le escursioni nelle zone limitrofe. Non possiamo che consigliare un soggiorno nelle cabanas tra la giungla nel complesso El Panchan, proprio prima di entrare nella zona parco di Palenque. Per pochi euro si può provare l’esperienza di dormire all’interno di capanne (dotate di ventilatore, bagno e zanzariere al posto delle finestre) in pieno contatto con la natura e dei suoni della giungla.
Le migliori strutture sono quelle di “Margarita ed Ed Cabans”, ma anche qui come in tutte le altre strutture bisogna fare i conti con un’umità incredibile da cui non c’è scampo!
BONAMPAK E YAXCHILAN Solamente negli ultimi anni sono stati resi visitabili questi due siti maya situati al confine con il Guatemala: la loro visita, organizzata dalle agenzie di Palenque, è una piacevole avventura che dura un’intera giornata. Partendo alle 6.00 di mattina, infatti, ci si sposta in pulmino per circa 2 ore fino alle rovine di Bonampak.
Questo nucleo abitato è molto piccolo ma sono ben visibili e visitabili i templi principale e l’Acropoli:
Qui forse più che negli altri siti archeologici fanno impressione le vecchie scalinate: così ripide e ristrette costringono i visitatori ad una vera e propria arrampicata:
Oltre ad essere piuttosto limitata spazialmente, la cittadina di Bonampak ha anche avuto una vita relativamente breve, tuttavia tra i suoi resti sono conservate delle pitture molto importanti per la civiltà Maya che rappresentano scene di vita di corte e scene di tortura sui prigionieri di guerra.
Dopo un’oretta di visita raggiungiamo col pulmino un piccolo porticciolo sul fiume Usumacinta, che segna il confine tra Messico e Guatemala. Qui saliamo su delle piccole lancia per percorrere l’unica via d’accesso al secondo e più grande sito della giornata: Yaxchilan. Il fiume è enorme, a occhio e croce più grande del Po, ma fortunatamente le acque sono tranquille ed il nostro avvicinamento è di circa 40 minuti.
Queste rovine sono state protette per secoli da predoni e tombaroli per via della loro posizione particolarmente isolata, visto che questa ansa del Rio Usumacinta è raggiungibile solo in barca. A differenza di Bonampak, qui gli spazi sono vastissimi e le rovine occupano diversi livelli, a partire dalla pianura vicino al fiume
per poi salire con una ripida (strano!) scalinata verso l’acropoli
e via via ancora più in alto, fino agli ultimi edifici che dalla cime della collina dominano la giungla circostante e permettono di ammiriare le montagne del Guatemala in lontananza
Questo è il sito dove riusciamo ad ammirare più animali: tucani, picchi, rapaci, lucertole, iguana ed, immancabili, le scimmie urlatrici. In questo breve video, anche se l’audio non è il massimo, si può ammirare un sentiero all'interno della giungla distinguendo chiaramente il loro richiamo:
Sul viaggio di rientro lungo l'Usumacinta, una particolare "visione" ci convince più di 1000 cartelli sul fatto di non mettere le mani fuori dalla barca:
CASCATA MISOL-HA Ultima tappa del nostro tour del Chiapas è la cascata di Misol-Ha, a circa 15 minuti da Palenque. In un’area verde molto più piccola di Agua Azul, dopo pochi passi dal parcheggio ci si trova davanti una fragorosa cascata di 35 m:
La bellezza di questo impetuoso salto d’acqua si può ammirare non solo da davanti, ma anche dal passaggio posteriore che tramite un bagnatissimo sentiero alle spalle del getto permette di superare la cascata fino ad arrivare ad una grotticella laterale da cui si gode di una vista molto suggestiva.
Con il caldo della giungla non resisto alla tentazione di rovare questa enorme doccia di 35 m: mi butto nelle rinfrescanti acque della laguna, ma di arrivare sotto il getto non se ne parla perché la corrente e sgli spruzzi violenti tengono lontano tutti i nuotatori.
A volte basta andare poco lontano da casa per scoprire dei luoghi inaspettati e piacevoli dove trascorrere un bel pomeriggio: è il caso di Cesenatico, che nella mia ignoranza consideravo una delle tante cittadine della riviera romagnola con poco da offrire se non spiagge e bancherelle per turisti. Questa cittadina, invece, ha una storia molto antica e camminando lungo le vie si notano le sue peculiarità che la differenziano, per esempio, dalle caotiche Rimini e Riccione. Il luogo migliore per una bella camminata è senza dubbio il canale che attraversa la parte più bella: si dice che in origine quest'opera idraulica sia stata progettata addirittura da Leonardo da Vinci.
barche su canale
Risalendo lungo le sponde si possono ammirare varie imbarcazioni storiche a vela, tra cui i trabaccoli.
E proprio sul canale di cesenatico si affaccia il Museo della Marineria: con 2 € è possibile visitare l'esposizione dove vige il motto, insolito per una mostra, di "vietato non toccare".
Nelle sale è possibile ammirare 2 enormi imbarcazioni ben conservate a vele spiegate
ma si impara anche la tecnica con cui venivano costruite le barche ed altri aspetti della vita marineresca.
All'uscita del museo la passeggiata può continuare anche di notte, con un bel panorama di luci e ombre che si riflettono nelle acque del canale.
Stavolta cedo il compito di scrivere il resoconto di viaggio a Simona: di seguito è tutta farina del suo sacco!
2 Ottobre 2009 - ore 10.00 Ormai quasi è tutto pronto per il weekend a sorpresa. Ebbene si, questo giro ho organizzato io la nostra piccola vacanzina fuori porta. Ovviamente ho depistato Mauro sui dettagli… eheheh! Dopo aver incastrato a tetris la valigia, borse, cartine geografiche top-secret (di solito mi perdo, ovunque) e i pacchettini che la mia dolce metà non può assolutamente vedere prima di domani, parto con il mio bolide blu, ovviamente con circa 20 minuti di ritardo, e vado a tirare fuori dal letto l’ingegnere. Avrà dormito meno di quanto sperava, ma ne varrà la pena! Dopo circa 4 ore di viaggio 2 pieni di metano, arriviamo in provincia di Viterbo ed al nostro primo target: Villa Lante a Bagnaia.
Brevi cenni storici: stiamo parlando di una bellissima villa di fine XV secolo, residenza estiva dei vescovi della città, che il cardinale Gambara trasformò nel 1566 in uno dei giardini più affascinanti.
Quello che attira di Villa Lante è la predominanza del giardino rispetto gli edifici. Ciò che infatti fanno da padrone sono il giardino all’italiana e l’acqua che percorre tutta la residenza con un susseguirsi di fontane,
catene d’acqua,
zampilli, piccole cascate
e laghetti.
Troverete molto interessante leggere la simbologia dell’architettura su questo sito ...ma nulla è meglio che un “salto” da quelle parti. Lo scritto non rende giustizia all’atmosfera che regna su quella piccola collina.
Dopo circa 2 ore di visita e 67 foto scattate, un po’ dispiaciuti ad abbandonare il romanticismo della Villa e il particolare centro di Bagnaia, ci risediamo in auto per raggiungere la nostra seconda meta, anche questa a sorpresa: le terme! Dopo averne frequentate diverse nella zona della Toscana, ci eravamo proposti di provare le terme libere laziali. Buttate un occhio sul sito www.termelibere.it! A dire la verità ne avevo tante in lista nella provincia di Viterbo… Piscine Carletti, Bagnaccio, Bullicame… tutto dipendeva da quelle che sarei riuscita a trovare… Non è stato semplice rintracciarle, dato che essendo gratis non sono segnalate come quella a pagamento vicina. Ma seguendo l’odore di uovo marcio, i ruderi termali romani e, più o meno, le indicazioni stradali stampate da internet, siamo riusciti a raggiungere il nostro secondo target: Piscine Carletti. La stazione termale è situata a circa 2,5 km dal centro di Viterbo, sulla convergenza della Strada Terme con la strada Tuscanese (così almeno dicono le indicazioni). Ottimo consiglio: se trovate tante macchine parcheggiate sui bordi della strada e gente che attraversa in costume e asciugamano diretti verso un campo vuoto, vuol dire che avete trovato le terme. Le Piscine Carletti sono costituite da due sorgenti che escono ad una temperatura di circa 58° ed alimentano diverse vasche, di temperature differenti. Essendo meta di molti viterbesi e turisti, la zona è molto frequentata, ma c’è posto per tutti. Se volete un po’ di tranquillità dovrete evitare le pozze sotto la sorgente e seguire l'acquedotto romano sopraelevato, concrezionato dallo zolfo
e raggiungere le altre due vasche, molto più grandi.
Ovviamente quella più vicina alla sorgente è più calda, quella adiacente lontana è… gelata! Ottima però da provare nel periodo estivo. Nota bene: il parcheggio vicino le piscine non è custodito ma è molto vicino alle sorgenti. Non ci sono i servizi igienici e nemmeno illuminazione notturna. Se quindi decidete di provare un bagno notturno portatevi una fonte di illuminazione propria. Mauro è rimasto colpito dal luogo, peccato che se lo avessi avvisato prima di partire avrebbe portato almeno un costume ed un asciugamano. Sembrava deluso dalla prospettiva di lasciare quest’acqua ammaliante senza poter fare almeno un tuffetto. E l’idea di fare il bagno nudo non lo allettava così tanto. Ma... tadà!!! Dalla mia magica auto iniziano ad apparire i primi pacchetti sorpresa! Un costume da uomo, un asciugamano ed un paio di ciabatte! Ho pensato proprio a tutto... Ci siamo subito lanciati nella svestizione e in men che non si dica eravamo in acqua, circondati di zolfo e fanghi. Mauro ha avuto anche il coraggio di spalmarsi quella fanghiglia verdina e puzzolente (che non vi dico di cosa odorava) su tutto il corpo e sul viso.
Nemmeno un lavaggio in acqua di rose e latte ci avrebbe fatto ritornare profumati, ma è troppo rilassante e divertente. Ci voleva proprio! Alle 17 decidiamo che è ora di uscire, asciugarci per raggiungere il bed & breakfast che avevo prenotato. Avevo avvisato Mauro che non sarebbe stato nulla di che, solo un modesto rifugio per una notte (eheh!). Dopo aver girato un paio di volte il paese di San Cimino al Martino e esserci incastrati in strettissime vie ecco il nostro alloggio! Vi devo dire la verità, guardando il sito web non mi ero resa pienamente conto della bellezza del B&B "La Torre di Luca". La casetta è costruita lungo le mura del paese su due livelli. E’ calda e particolare. Le rifiniture sono tutte in legno e fatte a mano e i muri sono in mattoncini grezzi. Una vera chicca! Al primo piano una piccola camera da letto matrimoniale molto accogliente, una cucina ben rifornita con il camino, il bagno con doccia e l’accesso tramite una portafinestra ad un giardino fantastico abitato da educatissimi gatti. Al piano superiore una fantastica camera matrimoniale con atmosfera da mille e una notte… sarebbe stata nostra! Consiglio a tutti voi che passate da quelle parti di farci un salto vista la tranquillità del posto, l’ospitalità e la disponibilità del proprietario ed il prezzo assolutamente accessibile a tutte le tasche. Lo stomaco iniziava a farsi sentire. Dopo una doccia ristoratrice, ci dirigiamo verso il centro di Viterbo, a “L’osteria al vecchio orologio”. Locale molto bello, romantico e non grandissimo, quindi poco confusionario. Ottima cucina locale, curata nei particolari ma non proprio economica. Da non perdere le pappardelle al ragout di chinina e il rostino di maiale al forno con patate alla paracula. Vasta anche la scelta dei vini. Dopo cena dedichiamo proprio due passi alla città dato che è molto freddo. La visita più accurata avverrà l’indomani. Ho trovato un paio di cose di Viterbo che non vorrei lasciarmi sfuggire.
3 Ottobre 2009 Dopo una bella colazione ed un po’ di gioco con i gatti della casa (uno spasso!)
carichiamo nuovamente l’auto e andiamo a Viterbo centro. Viterbo è una caratteristica città medievale, le cui mura ancora ben conservate risalgono agli Etruschi. “Città d’arte, di storia, di tradizioni, attraversata dalla via Francigena, ricca di palazzi, chiese, torri, quartieri medievali, Viterbo è definita la Città dei Papi, per aver ospitato a partire dal XIII secolo diversi pontefici che qui risiederono per soggiorni più o meno brevi”
Entrati in una delle tante porte, ci immergiamo quasi subito in una gradevole atmosfera medievale del quartiere San Pellegrino, centro storico e cuore della città, uno dei più intatti d’Europa. E’ un vero gioiello di contrada duecentesca, ricco di fascino e suggestione, fatto di stradine, fontane, archi, piazzette, case dell’epoca e caratteristici “profferli” che costituiscono un unicum di grande valore artistico.
Come leggiamo sulla guida “Il quartiere è spesso animato da mercatini dell'antico, infiorate, feste folcloristiche, gli ambienti del piano stradale sono in gran parte occupati da botteghe d'arte, antiquari, punti di ristoro, sale culturali”. Peccato non ci siano mercatini e feste in questi due giorni, ma il punto di ristoro lo abbiamo provato ed era delizioso! Un semplice panino gustosissimo con salame, prosciutto e formaggi del posto. Una vera delizia per il nostro palato... che richiede una bella bevuta d'acqua fresca!
La nostra passeggiata prosegue verso la Cattedrale di San Lorenzo. Sfortunatamente è chiusa. Accanto ad essa c’è il Palazzo Papale, costruito nella seconda metà del 1200 per proteggere il pontefice.
La struttura della loggia, formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione, è bellissima.
Mezza giornata è davvero poca per visitare la città di Viterbo, ma mi piacerebbe vedere un altro posto prima del ritorno a casa: le terme del Bagnaccio. Si tratta di una area termale gratuita comprendente diverse sorgenti ipertermali (65°C) e ipotermali (23°-29°C). Il Bagnaccio è in aperta campagna, in una stradina bianca non ovvia tra la Strada Martana e la Strada Castiglionese. Perdete ogni speranza di trovare segnali stradali. Potete al massimo tentare a chiedere a qualche passante. Comunque, cercando sulle mappe virtuali di internet, vi posso dire di dirigervi verso Via Garinei. Vi accorgerete però di essere vicini alle terme quando vedrete anche qui i ruderi romani. Nelle vicinanza non ci sono strutture di accoglienza, bar o ristoranti. Esiste però un centro commerciale sulla Strada Cassia Nord. Il Bagnaccio ha cinque vasche di varie dimensioni. Peccato che oggi alcune di essere sono prive di acqua termale. Il posto è normalmente ad elevata frequenza turistica. Non passano inosservati le decine di camper ed auto parcheggiati accanto alla stazione termale. Dato che il posto è saturo di bagnanti, decidiamo di dirigerci nuovamente verso le Piscine Carletti per un ultimo bagno. E poi, di nuovo a casa rilassati e profum… no, profumati no! Sarebbe stato splendido vedere Civita di Bagnoregio, paesino arroccato su uno sperone di roccia e circondato da calanchi. Ma il tempo è tiranno, sarà per il prossimo weekend!
Come molti sapranno Pittsburgh è una cittadina di circa 300.000 abitanti che si trova in Pennsylvania, negli Stati Uniti. Qui probabilmente finiscono le nozioni conosciute dalla maggioranza degli italiani, in realtà la città ha molto da offrire ai visitatori. Innanzitutto va spieghiata l'origine del nome: nel 1700 l'agglomerato originario si sviluppava attorno all'insediamento francese di Fort Duquesne, nella zona oggi conosciuta come "the Point".
Nel 1758, durante la guerra dei 7 anni, gli inglesi distrussero la fortificazione (oggi rimane segnato il perimetro delle mura con una linea bianca)
e costruirono nelle immediate vicinanze il Fort Pitt, in onore dell'allora Primo Ministro William Pitt il Vecchio.
Con gli anni il borgo attorno Fort Pitt, Pittsburgh appunto, si ingrandì notevolmente, principalmente sotto l'impulso dell'industria siderurgica. Viene anche chiamata "città dei 3 fiume", proprio perchè in prossimità della "the Point" i fiumi Allegheny e Monongahela confluiscono a formare il fiume Ohio.
Questa bella vista panoramica, dalla queale si vede bene "the Point", è una delle più belle e famose d'America e si può ammirare dall'alto del Monte Washington. La sommità di questa alture è facilmente raggiungibile con una delle due "incline", Monongahela & Duquese, che sono delle specie di teleferiche che per 2$ a tratta portano quotidianamente su e giù centinaia di turisti.
Questi 2 avveneristici mezzi di trasporto sono operativi rispettivamente dal 1870 e 1877 e costituiscono una sorta di museo funzionante (sulla Duquesne è possibile visitare il locale argano).
Tornando agli appellativi della città, Pittsburgh è anche chiamata la "Città dei Ponti": ce n'è una decina solamente nella zona centrale e tutti sono, chiaramente, d'acciao
Nei pressi di uno dei tanti c'è anche questa scultura Transformers din un robot-ponte...
Le dimensioni della zona di downtown permettono di spostarsi tranquillamente a piedi, sicuramente il modo migliore per scoprire gli angoli della città e per smaltire il tipico junk-food, il cibo spazzatura americano!
Di giorno Pittsburgh ha molto da offrire (ma rigorosamente prima delle 17.00, perchè poi è TUTTO chiuso), però è al tramonto che mostra il suo lato più "scintillante".
Al calar del sole riesco mi sposto rapidamente su uno dei ponti
per dirigermi sul Monte Washington by night e godermi questo spettacolo:
Davvero eccezionale! Peccato solo che per trovare un taxi per tornare in hotel ho impiegato un'ora e mezza ed ho dovuto fare 4 km a piedi!
Purtroppo gli impegni lavorativi non mi hanno permesso di vedere molto di più: le ultime sorprese del viaggio sono stati un tirannosaurus rex che attende i viaggiatori all'aeroporto di Pittsburgh