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sabato 5 dicembre 2009

Dalla Maremma alle Crete Senesi

Il ponte dell'8 dicembre ci ha fornito la ghiotta occasione per trascorrere un pò di giorni in Toscana, in zone che ho sempre visto "da lontano" per motivi di lavoro ma che meritano di essere apprezzate appieno da turista.
Il nostro breve ma intenso viaggio si è articolato in più tappe, cominciando dall'alta Maremma, passando per il borgo di Massa Marittima fino a terminare nelle zone termali del senese: ecco alcuni appunti e consigli di viaggio.

Abbazia di S. Galgano
Questo luogo si trova lungo la strada che percorriamo da Siena a Grosseto ed una volta lasciata la macchina nell'area di parcheggio ci si ritrova in un ambiente talmente particolare che sembra di trovarsi in un set cinematografico.
Ma se all'esterno quello che colpisce è l'ottimo stato di conservazione della strutture (la cui costruzione è iniziata nel 1218 ed è terminata con la consacrazione nel 1288), è all'interno che si rimane senza fiato ammirando le alte navate a cielo aperto.
Davvero un luogo unico, da lasciare quasi senza parole. L'Abbazia è aperta anche di notte e scommetto che l'illuminazione riesce a rendere ancora più suggestiva l'atmosfera del monumento.
Su un'altura a poca distanza si trova una chiesetta, la Cappella di Montesiepi, famosa per conservare al suo interno i resti di una spada nella roccia... che sia l'originale citata in tanti film e racconti?
Maggiori info sul sito ufficiale.

Massa Marittima
Nel pomeriggio girovaghiamo per le colline metallifere di Montieri e capitiamo nel paesino di Gerfalco proprio al momento del tramonto:
Il viaggio prosegue verso Massa Marittima, che a dispetto del nome è un borgo medievale a circa 20 km dal Tirreno: il termine "marittima" deriva da Maremma, come ci spiegherà poi una guida.
Il nostro soggiorno comincia nel migliore dei modi: dopo una prima veloce passeggiata in Piazza del Duomo, nel cuore del centro storico,
ci gustiamo una cena succulenta a base di cinghiale nell'Osteria da Tronca: il locale è segnalato anche nella guida Slow Food e secondo me sono imperdibili i ravioli alla maremmana.
Ma Massa Marittima ha molto altro da offrire ai visitatori, così dedichiamo buona parte della domenica per scoprire alcune delle bellezze della cittadina.
Cominciamo con la visita del Duomo: l’esterno è talmente particolare, ricco e ben conservato che gli interni, al confronto, non appaiono all'altezza. Ma questa è solo un’impressione personale.
La nostra passeggiata prosegue risalendo il centro storico verso l’antico frantoio, dove abbiamo appuntamento con una guida che ho prenotato nei giorni scorsi. La ragazza, molto preparata, ci illustra il funzionamento dell’unico frantoio che a Massa era aperto anche a tutti i cittadini: la particolarità è che tutti gli strumenti sono originali e restaurati, compresi i grandi macchinari che trasmettevano il movimento dal mulo alle macine.

Si dice, addirittura, che i primi disegni di questo ingegnoso meccanismo siano stati fatti addirittura da Leonardo da Vinci...
La vecchia bottega conserva ancora molte altre attrezzature dell’epoca e ci viene spiegato che delle olive non veniva buttato via niente, ricavando dalle diverse fasi oli di qualità sempre meno pregiata.
Senza fare molta strada seguiamo la nostra guida alla Torre del Candeliere, realizzata nel 1228, uno degli indiscussi simboli della città col suo caratteristico ponte ad arco che la collega alle mura.
Sempre grazie alle preziose informazioni della guida scopriamo che in origine la fortificazione era alta circa 40 m, ma dopo l’occupazione da parte dei Senesi (anno 1335) la Torre venne “troncata” di circa un terzo: un vero affronto morale per i cittadini di Massa Marittima per dimostrare chi avrebbe comandato da quel momento in avanti.
La visita permette di raggiungere la sommità, o meglio quello che ne rimane dopo la conquista dei Senesi, e di percorrere un tratto delle mura senesi, dalle quali si gode un panorama privilegiato sulla città fino al mare.
Pezzo forte della giornata, per noi appassionati del mondo sotterraneo, è la visita al Museo della Miniera (foto e descrizione in questo post), veramente educativo e suggestivo... insomma da non perdere.

Monterotondo Marittimo
Nel pomeriggio di domenica riusciamo a ritagliarci una visita al “Parco geotermico delle Biancane”, nel Comune di Monterotondo Marittimo, che dista meno di 20 km da Massa Marittima. Questa zona della Toscana è famosa per le imponenti manifestazioni geotermiche: quelle profonde vengono sfruttare per produrre energia pulita e teleriscaldamento, mentre in superficie i vapori sulfurei ed i fanghi bollenti che risalgono creano uno scenario quasi infernale.

Le Terme nel Senese
Un nuovo vivo tramonto all’orizzonte ci accompagna mentre abbandoniamo la Maremma e ci spostiamo nel senese per raggiungere le zone termali (alcuni ottimi consigli sul sito www.termelibere.it).
Arriviamo al bed & breakfast di sera e subito ci spostiamo a Bagno Vignoni per la cena. Questo paesino ha la particolarità di non avere una piazza centrale, che è sostituita da una grande vasca di acqua termale alimentata da una risorgenza. L’effetto del vapore che si solleva è davvero notevole.
Questo è uno dei centri termali più famosi, ma ad essere sinceri adesso l’acqua è piuttosto fresca perciò è da escludere un bagno serale!
La temperatura non cambia nemmeno il giorno seguente, quando arriviamo a Bagni San Filippo. La zona termale, qui, si sviluppa lungo un torrente che forma numerose vasche e colate, la più maestosa delle quali è la “Balena Bianca”.
In tutta la mattinata vediamo solo 4/5 temerari che si immergono nelle acque, che a dire il vero non sono nemmeno tiepide.
Per fortuna abbiamo un “asso nella manica” perchè nonostante il cielo plumbeo ed una temperatura di 8 gradi sappiamo di poterci fare un bel bagno caldo, gratuito, a San Casciano dei Bagni.
In quest’altra cittadina medievale si può parcheggiare liberamente l’auto nella terrazza sulla sinistra, subito prima di entrare nel borgo: imboccando a piedi una stradina in discesa (c’è il divieto di accesso per i veicoli) in 10 minuti di camminata arriviamo alle vasche romane del “bagno piccolo”, caratterizzato dalla copertura in legno e dalle acque più tiepide,
e soprattutto a quelle del “bagno grande”. L’acqua qui ha una temperatura di 40°, più che sufficienti per rilassarsi in ammollo anche con un clima invernale.
Addirittura io comincio a soffrire della sindrome da aragosta, perciò dopo qualche minuto di bagno devo sollevarmi per cercare un pò di refrigerio!
Alla fine ci gustiamo un lungo bagno termale di 90 minuti, durante i quali mangiamo anche un panino rimanendo semi-immersi.
Peccato solo che con questo bagno si conclude il nostro weekend lungo in Toscana, anche se già abbiamo alcuni spunti per la prossima vacanza in questa grande regione.

Il fascino della Miniera: il Museo di Massa Marittima

Dopo la riuscitissima incursione in miniera del 2009 ed in preparazione alla nuova avventura del prossimo anno non potevamo mancare la visita al Museo della Miniera di Massa Marittima (GR), un'esposizione a dir poco unica nel suo genere che letteralmente fa immergere i visitatori nel mondo duro e claustrofobico dei minatori.
Innanzitutto va precisato che ci troviamo nell'alta Maremma, a due passi dalle Colline Metallifere grossetane, dove sottolineano essere "minatori da 3000 anni", in pratica dal tempo degli Etruschi.
Nel borgo di Massa Marittima, gioiello medievale ottimamente conservato ed assolutamente da visitare, hanno ricreato alla perfezione dei tratti di cunicoli, gallerie ed ambienti minerari all'interno di una vecchia cava di travertino, ricreando in pratica in maniera fedelissima l'interno delle miniere metallifere della zona, trasportandovi anche mezzi, apparecchiature e materiali vari provenienti proprio dalle miniere ormai dismesse di Gavorrano e Campiano.
La visita guidata si snoda attraverso una serie di gallerie perpendicolari tra loro costruite dai carpentieri minerari con le stesse tecniche e gli stessi materiali utilizzati nei siti estrattivi.
Lungo il percorso la guida racconta alcuni dettagli tecnici delle tecniche di produzione e svela alcuni aspetti quotidiani della dura vita dei minatori, a cominciare dalla convivenza con i ratti (che venivano impiegati come "sismografi" per essere allertati di imminenti cedimenti) alle misere condizioni igienico-sanitarie di lavoro. Ecco una ricostruzione della mensa:
Insomma, senza svelare tutti i segreti di questo straordinario museo consiglio tutti gli appassionati di miniere di fare un salto a Massa Marittima per immergersi in questa visita appassionante.
Maggiori info sul sito istituzionale.

domenica 29 novembre 2009

Giornate di prevenzione ed autosoccorso 2009

Si sono appena concluse le 2 “giornate di pratiche di prevenzione ed autosoccorso in grotta e forra”, organizzate dalla Federazione Speleologica Marchigiana con la preziosa collaborazione del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico). Tra i vari partecipanti, una trentina in tutto provenienti da diversi gruppi regionali, fa sicuramente bella figura la nostra rappresentanza, che con 6 membri è tra le più numerose.
La scelta dell’ambientazione è decisamente azzeccata ed anche il clima è dalla nostra parte: nella giornata di sabato, nell’androne della Grotta della Beata Vergine vengono illustrate le tecniche di autosoccorso in grotta, con superamento di frazionamenti e nodi. E’ sicuramente un’ottima occasione per ripassare ed affinare quelle manovre indispensabili per mettere in una posizione di sicurezza una vittima rimasta appesa su corda. A fine giornata, poi, ci rendiamo effettivamente conto di quanto sia faticoso anche solo simulare di essere la vittima e rimanere appesi inermi sull’imbrago: lividi sparsi e dolori vari confermano che la “posizione della lonza” non è la più comoda per il corpo umano!
Il clima conviviale che si è instaurato da subito, con momenti di serietà alternati alle più classiche parentesi di goliardia speleo, continua anche al rifugio in zona Lago Fossi: dopo una lezione teorica sulla prevenzione degli incidenti, finalmente ci mettiamo a ragionare davanti alla tavola imbandita per la cena!
Forse per la fatica della giornata, o chissà forse per qualche bicchiere di troppo, alle 23.00 siamo mezzi cotti e quasi tutti si trasferiscono nelle camerate, dove però le battute e le risate continuano più o meno fino a mezzanotte (quasi mi venivano le lacrime dal ridere...).
Per la seconda giornata ci spostiamo invece nella palestra di roccia di Pontechiaradovo: oggi si affrontano (per noi si tratta in realtà di un ripasso) le tecniche di progressione sicura in forra, quelle cioè che permettono di mantenere facilmente svincolabile la corda di discesa, e ci vengono mostrate alcune utili manovre di intervento diretto, da applicare in caso di arresto su corda, magari sotto cascata.
Il clou del pomeriggio è proprio l’esercitazione per il recupero di una vittima rimasta bloccata, con il taglio della sua corda.
E’ una manovra veloce e relativamente semplice, ma impariamo anche che va fatta con molta attenzione per evitare di fare danni con la propria lama...
Tutti i partecipanti, alla fine, sono soddisfatti dell’intenso weekend: grazie ancora alla FSM e soprattutto ai ragazzi del CNSAS.

IMPORTANTE - numeri per le emergenze
Oltre al classico 118, in caso di incidente nelle Marche si possono risparmiare minuti preziosi chiamando questi contatti del Soccorso:
delegato 334 6709213
vice delegato 334 6709214
capo stazione 334 6709215

venerdì 23 ottobre 2009

Avventure sotto zero: glaciospeleologia 2009

La spedizione di glaciospeleologia (parolone che indica lo studio e l’esplorazione di cavità all’interno dei ghiacciai) di quest’anno coincide con il mio “battesimo” in questa disciplina: per il 2009 abbiamo scelto come meta la località di Obergurgl, in Austria, nell’Ötztaler Gletscher.
Il meteo, purtroppo, ha condizionato fin da subito la vacanza, facendo slittare di un giorno la partenza per evitare di dover marciare durante una bufera di neve.
Siamo in 4 ai nastri di partenza: con me ci sono il Presidente Roberto e 2 sci-alpinisti, Mauro e Francesco. All’incontro a Fano la prima piccola sfida, cioè il caricamento della macchina in stile tetris...

Il viaggio procede tranquillo per i 500 km che ci separano da Moso, il paesino non lontano dal confine dove decidiamo di trascorrere la prima notte in tenda. Nonostante i tanti pensieri per le giornate a venire, mi addormento abbastanza in fretta, anche perchè la sveglia è più che mattutina: alle 6.00 dobbiamo alzarci e prepararci per raggiungere la nostra destinazione austriaca e lì comincerà il bello!
Il magnifico paesaggio che ci si para davanti al sorgere del sole cambia in fretta mentre ci avviciniamo al Passo del Rombo ed il termometro inizia una lenta e inesorabile discesa.
Arrivati a Obergurgl, comunque, non ci facciamo certo scoraggiare da un pò di neve e freddo e prepariamo gli zaini con tutto il necessario per i prossimi 3 giorni:
attrezzature + ricambi + cibo = 20 kg a persona.
Carichi come dei somari, può iniziare la scalata verso il rifugio Hochwilderhaus, a circa 5 ore e 900 m più in quota del nostro punto di partenza.

La progressione ci scalda velocemente e già dopo poche decine di metri iniziamo a togliere cappelli, guanti e giacche. Il problema irrisolvibile, invece, è il peso morto dello zaino che ci strazia le spalle.
Avanzando in quota, poi, aumenta la neve depositata sul sentiero (ma c’è un sentiero??) e dobbiamo fare a turno per tracciare la via nel manto bianco, che in alcuni punti arriva fino al ginocchio.

Oltre alla stanchezza, andando avanti cresce anche la consapevolezza che l’eccessiva neve costituirà un grosso problema per la progressione sul ghiacciaio nei giorni a seguire, perciò alla fine decidiamo di abortire la spedizione. La delusione colpisce tutti, ma non si può scherzare con la sicurezza. Durante il rientro a Obergurgl ci fermiamo dentro una specie di container per un pasto caldo consolatorio, a base di parmigiano, pasta e fagioli e zuppa di cereali liofilizzate.

Raggiungiamo nuovamente l’auto a sera inoltrata, dopo 7 ore di camminata veramente faticosa.
Per concludere “in bellezza” la giornata negativa, ci dobbiamo anche accampare in tenda in un prato mentre la neve inizia a cadere. La temperatura, stavolta, è più rigida della scorsa notte e nel dubbio mi addormento nel sacco a pelo con addosso anche i pantaloni tecnici.

In teoria “la notte porta consiglio”, ma dopo esserci svegliati un pò acciaccati e stanchi dalla scarpinata di ieri ancora non sappiamo bene cosa fare del resto della nostra vacanza. Si potrebbe andare a sciare (qui gli impianti hanno aperto addirittura a settembre), però ci sono pochissime piste aperte e quasi tutte azzurre. Si potrebbe in alternativa fare un giro turistico a Innsbruck, ma non sarebbe molto in linea con la nostra indole speleo-alpinistica.
Alla fine le pastarelle austriache della colazione danno la giusta ispirazione a Roberto: possiamo trasferirci in Svizzera, nel ghiacciaio del Morteratsch. Lì infatti le quote sono più basse ed il meteo migliore. E poi i due ghiacciai distano solo 90 km in linea d’aria (che però diventano 240 in strada!).
Ad ogni modo la proposta piace a tutti e nel pomeriggio arriviamo entusiasti in Svizzera, dove il sole ci mostra degli scorci di natura incontaminata tutto intorno alla strada.

Per la terza sera consecutiva siamo costretti ad accamparci in tenda, ma stavolta il posto è veramente perfetto. Sulla sponda di un torrente, a poca distanza dal ghiacciaio, c’è un’area attrezzata con tavolo e barbecue, il tutto con vista sulle vette innevate della zona.

La cena a base di zuppe, affettati, wurstel alla griglia e birra procede alla grande, ma via via che cala la notte sentiamo il bisogno di avvicinarci sempre di più al fuoco: la temperatura è già scesa a a -7° e durante la notte non potrà che peggiorare!

Foto di Roberto Zenobi

Poco male, ormai siamo abituati a dormire all’addiaccio (ma sarebbe più calzante dire all’agghiaccio!).

Foto di Roberto Zenobi

Il freddo della notte, probabilmente intorno ai -12°, impone misure estreme. Stanotte dormo con calzamaglia, calzini, pantaloni tecnici, maglia della salute, maglia tecnica a maniche lunghe, pile pesante, passamontagna e copertina sopra il sacco a pelo!
Sembra un’esagerazione ma alla fine riesco a farmi una bella dormita, a patto di sigillarmi dentro il sacco a pelo. Anche tenendo solamente il naso scoperto, infatti, il gelo entra velocemente in corpo.
Al risveglio la situazione è quasi surreale, visto che tutto intorno a noi è congelato. La sommità del sacco a pelo, i teli delle tende, gli oggetto lasciati sul tavolo... tutto è preda del ghiaccio.

Foto di Roberto Zenobi

La giornata, comunque, si preannuncia eccellente ed il sole presto scalda l’ambiente. Scongelati i bagagli e l’auto ci prepariamo per la “grande” marcia di avvicinamento: per fortuna stavolta il ghiacciaio si raggiunge in circa 40 minuti di camminata.

Sulla lingua del ghiacciaio subito una grotta di contatto ci fa rimanere a bocca aperta: i colori spettacolari che illuminano gli ambienti sembrano quasi finti e come bambini ci divertiamo a scorrazzare all’interno delle cavità, che si sviluppa al di sotto della massa ghiacciata.

In questa porzione del ghiacciaio si possono ammirare meravigliose combinazioni di acqua, roccia e ghiaccio:

Foto di Roberto Zenobi

Il divertimento è appena cominciato, infatti ci incamminiamo sopra il ghiacciaio alla ricerca di qualche cavità (mulino di ghiaccio) da scendere.

Chiaramente anche con queste eccellenti condizioni di visibilità bisogna fare attenzione ad eventuali crepacci.
In pochi minuti, fortunatamente, troviamo quello che cerchiamo.

Senza perdere tempo (non ne abbiamo molto) prepariamo due calate: Mauro e Francesco allestiscono una via “alpinistica” per allenarsi con un pò di piolet traction, cioè la risalita con piccozze e ramponi, mentre io e Roberto prepariamo una discesa “speleologica” con tanto di frazionamento.
Devo ammettere che l’arrampicata su parete ghiacciata con ramponi e piccozze è divertente e gustosa, soprattutto perchè le punte d’acciaio assicurano senza sforzo una presa salda e forte.

Il mio stile è sicuramente da migliorare... ma come inizio non c’è male!

Dopo esserci scaldati tutti e 4 arriva il momento dell’esplorazione nel cuore del ghiacciaio:

dal fondo della cavità, a circa 15/20 m dalla superficie, comincia un invitante meandro stretto e molto serpeggiante. Le pareti sembrano fatte di vetro di Murano lavorato abilmente in forme sinuose e la luce solare che irrompe dall’alto accende di azzurro gli ambienti.

Foto di Roberto Zenobi

Per fortuna i ramponi mi danno grande sicurezza mentre avanzo, a differenza delle mani che non riescono a trovare un minimo appiglio saldo.


Io e Roberto ci addentriamo per qualche decina di metri all’interno delle sinuose geometrie, incontrando anche qualche fine deposito morenico: che sfiga, ci si sporca anche qui in mezzo a tonnellate di acqua vetrificata!

Foto di Roberto Zenobi

Il meandro serpeggiante dopo un pò si restringe e si chiude, anche perchè ci troviamo all’interno di una cavità oramai abbandonata dallo scorrere dell’acqua e pertanto inattiva.
Appena risaliti una bizzarra nuvola ci accoglie in cielo:

?? Che sia un segno del destino?? Boh!

Ormai la luce sta calando e ci incamminiamo verso la macchina: la spedizione di glaciospeleologia è ormai terminata e nonostante il pesante ridimensionamento dovuto alla neve austriaca ci siamo divertiti ed abbiamo vissuto dei bei momenti da ricordare con piacere in futuro.
Oramai che “il ghiaccio è rotto”, non mi resta che prenotare un posto per la spedizione l’avventura dell’anno prossimo!

sabato 5 settembre 2009

19° Corso di introduzione alla SPELEOLOGIA

Sta per iniziare il 19° Corso di Introduzione alla Speleologia del GSS Gruppo Speleologico Senigalliese.
Per l'occasione, Giovedì 17 Settembre si terrà una presentazione con proiezione di filmati ed immagini presso la sede del CAI Senigallia.
Il corso è organizzato in lezioni settimanali, sia teoriche che pratiche, destinato a chiunque voglia avvicinarsi in completa sicurezza alla pratica della speleologia.
Le esercitazioni serviranno ad apprendere le attuali tecniche di progressione in ambiente sotterraneo e si svolgeranno in alcune delle più belle grotte dell'apennino Umbro-Marchigiano, sotto la guida attenta e costante di istruttori adeguatamente preparati.
L'obiettivo è formare l'allievo sui principali aspetti della speleologia e renderlo autonomo nella progressione in grotta con corde.
Il corso è omologato dalla Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano, ed è propedeutico ad eventuali corsi di perferzionamento tecnico e a quelli per diventare istruttore di speleologia.
Programma:
Giovedì 17 Settembre 2009
21:30 Presentazione del Corso

Giovedì 17 Settembre 2009
21:30 Lezione teorica: alimentazione e progressione

Domenica 27 Settembre 2009
07:30 lezione pratica: esercitazione all'aperto

Giovedì 1 Ottobre 2009
Lezione teorica: geologia e carsismo

Domenica 4 Ottobre 2009
07:30 lezione pratica: esercitazione in grotta

Giovedì 8 Ottobre 2009
21:30 Lezione teorica: educ. ambientale e biospeleologia

Sabato 10 Ottobre
07:30 lezione pratica: esercitazione all'aperto
17.00 lezione teorica: resistenza dei materiali e glaciospeleologia

Domenica 11 Ottobre 2009
07:30 lezione pratica: esercitazione in grotta

Giovedì 22 Ottobre 2009
21:30 Lezione teorica: meteorologia ipogea

Domenica 25 Ottobre 2009
07:30 lezione pratica: esercitazione in grotta

Le lezioni si terranno nella Sede del CAI Senigallia, che si trova in località Vallone di Senigallia, sulla S.S. 360 Arceviese, a circa 3,5 km dall'uscita dell'Autostrada in direzione Arcevia.
Ecco un altro "assaggio" della nostra attività... A PRESTO!

sabato 15 agosto 2009

Santorini 2009

Work in progress...
Di sicuro non è una meta originale o poco frequentata, ma devo ammettere che l’estate a Santorini si è rivelata una scelta vincente che mi ha proprio lasciato un bel ricordo.
Dopo il viaggio nella grande Creta del 2005, le mie perplessità legate alle piccole dimensioni dell’isola (solo 26 km di diametro) sono svanite in fretta perchè questa perla delle Cicladi è una vera rarità: tutto ruota attorno alla Caldera, la grande conca allagata al centro dell’antico cratere vulcanico esploso e sprofondato nel 1600 a.C. generando, così sembra, lo tsunami che spazzo via la civiltà minoica a Creta. Ecco alcuni consigli per passare una piacevole settimana senza annoiarsi...

SPIAGGE
Sicuramente chi va in Grecia d’estate ha l’obiettivo di godersi uno dei mari più belli del Mediterraneo e da questo punto di vista Santorini non delude i visitatori. Armati di scooter, asciugamano e maschera da sub abbiamo girovagato in lungo ed in largo tra le varie spiagge, riuscendo anche a trovare delle calette graziose e non troppo affollate.
Le migliori sono state:
Ammoudi
E’ una spiaggia rocciosa nella punta nord-ovest di Santorini, ai piedi della rupe dominata da Oia. Il mare è profondo, di un blu che ti attira a prima vista. Subito ne approfitto per il primo autoscatto della vacanza per immortalare il gruppetto: con me Baldo, Elisa, Alessio e Alessandro.
Imperdibile l’immersione con la maschera da sub e la nuotata nello scoglio di S. Nicola, posto a poche decine di metri dalla riva, dal quale si può fare qualche tufo da una pedana rialzata di 5 metri.

Vlichada
Si trova nella parte sud dell’isola ed in pratica è un’ampia e lunga distesa di sabbia lavica (quindi scura e, di conseguenza, arroventata) a ridosso di una parete rocciosa friabile, ricca di pomice: la spiaggia è perciò costellata di ciottoli arrotondati bianchi che, se buttati in acqua, galleggiano.
Non sono stato l’unico a voler provare il brivido della risalita di questi “calanchi”, che si sono rivelati piuttosto cedevoli: per fortuna con le fedeli Fivefingers ai piedi non ho avuto problemi.
Caldera Beach
E’ una delle poche (o forse l’unica) spiaggia che si affaccia nella Caldera e per fortuna è stata proposta dall'informatissimo Alessio (con la sua guida tascabile dalle 1000 risorse). Mi è piaciuta soprattutto per la sabbia fine, l’ombra (che unita alla precedente ha avuto come risultato un fantastico sonnellino pomeridiano!) ed il mare dove ho fatto l’immersione più emozionante (non a caso è uno dei centri immersione di Santorini). A circa 100 m dalla costa, infatti, c’è uno scoglio lavico che risale dal fondo della Caldera (circa 25 m) fino a sfiorare la superficie del mare, creando un habitat perfetto per pesci, piante ed altre strane creature colorate...

Kambia
Questa baia è meno conosciuta di altre e si trova nel versante sud, più o meno a metà tra la Red Beach e la White Beach (si trovano i cartelli stradali dopo Akrotiri, seguendo la strada per Faros).
La spiaggia è riparata dal vento dalla roccia alle spalle, ma la particolarità della spiaggia e che sulla destra comincia una falesia a strapiombo sul mare dove poter dedicarsi alle immersioni ed allo snorkeling. Nuotando per circa 500-600 m sono arrivato in vista della White Beach, immerso nell’acqua cristallina e circondato dai pesci: ho visto tra gli scogli anche una murena rossa, per la verità neanche tanto grande, ma che fifa che ho avuto!

Red Beach
E’ una delle mete classiche dell’isola, forse è anche la spiaggia più affollata. A differenza di quella di Malta, in questo caso il nome si riferisce alla bella parete di roccia lavica rossa perchè la sabbia è scura come in tutta l’isola. Non è male lo snorkeling vicino alla zona franata.

ESCURSIONI E VISITE
Caldera tour
La Regina delle escursioni a Santorini è senza dubbio quella giornaliera in giro per la Caldera a bordo di un piccolo veliero, il caicco.
Ci sono molte compagnie che propongono più o meno lo stesso identico giro turistico, sta all’abilità di ognuno trovare l’offerta più conveniente.
La partenza è dal porto di Athinios (per chi arriva in bus, auto o scooter) o da quello antico di Firà (raggiungibile solo in teleferica o a piedi). La prima tappa è nell’isolotto di Nea Kameni (Nuova Bruciata) che è la parte ancora attiva del vulcano di Santorini e, di conseguenza, quella con le lave la più giovani. Una volta scaricati in massa, il nostro gruppetto CTS inizia a scarpinare velocemente in salita spronato dalle urla della nostra guida Magdala, che ci descrive le caratteristiche del paesaggio brullo e selvaggio dell’isolotto.
La prima sosta è all’altezza dei crateri di Dafni, formatosi nell’eruzione del 1925 ed ora inattivo.
L’ascesa continua rapidamente fino alla sommità di Nea Kameni, dove un pilastro segna la quota più alta: +136 m. Quassù si può ammirare il cratere di Georgios, l’unico ancora attivo, la cui formazione risale al 1870.
Non ci si deve aspettare una fontana di lava incandescente come quelle dell’Etna, l’attività vulcanica qui è piuttosto tranquilla e si limita all’emissione di gas e vapori sulfurei da 14 bocche (fumarole). Cercando bene si trovano, poi, si riescono a trovare i cristalli di zolfo appena depositati.
L’escursione prosegue a bordo del caicco: destinazione Palea Kameni (Vecchia Bruciata). Quest’altro isolotto al centro della Caldera è, appunto, più antico ed è caratterizzato dalla presenza di acqua sulfurea/ferrosa termale dove fare il bagno. Il bello è che le barche attraccano una cinquantina di metri distanti dalla laguna termale, perciò il tratto di mare va fatto a nuoto passando con piacere dall’acqua fredda a quella calda... il problema è al ritorno, quando il corpo è ben riscaldato e riavvicinandosi alla barca sembra quasi di congelare.
Consiglio utile: occhio al costume indossato, perchè l’acqua rossiccia rischia di macchiare i tessuti chiari.
Ultima tappa della giornata è l’isolotto di Thirassia, teoricamente abitato solo da pescatori. Per chi ha voglia c’è la possibilità di salire nel paesino in cima alla collina, magari approfittando dei tradizionali somari che si inerpicano per l’impervio viottolo.
Devo dire che è un’esperienza decisamente strana… un po’ meno per le povere bestie.
All’arrivo in vetta ci fermiamo subito al primo ristorante (alle 15:00 la fame comincia a farsi sentire prepotentemente) ed i piatti a base di melanzane del locale, che non sono la classica mussaka, si rivelano FANTASTICI.
Chiaramente prima di lasciare l’isolotto e le sue lave colorate c’è il tempo per un bagno nelle acque cristalline. E’ impressionante vedere la miriade di pesci, che si accalcano soprattutto all’ombra dei caicchi.

I tramonti di Santorini
Un’altra delle attrazioni tipiche di quest’isola è il tramonto: da gran parte della Caldera, infatti, si ammira un ottimo panorama sul mare col sole che lentamente si immerge in acqua.
Il punto più famoso e, probabilmente, più turisticizzato è sicuramente Oìa, nella punta nord-ovest di Santorini. Questo villaggio sembra proprio una cartolina e all’ora del tramonto si affolla di centinaia di gente, accorsa per ammirare il tramonto. Occhio ai prezzi dei ristoranti/taverne, perché qui sono proprio esagerati.
Un dei posti migliori per godersi lo “spettacolo” è la vecchia roccaforte sulla rupe, dalla quale si ha una visuale eccezionale che abbraccia a 360° la Caldera, il mare ad Ovest e l’abitato di Oia stesso.

Altra postazione privilegiata e assolutamente da consigliare è la terrazza della vineria Santo’s, nei pressi di Pirgos. La posizione è ottima, trovandosi in collina, e con 8 € ci siamo goduti un aperitivo con degustazione di 3 vini locali.

Infine, per chi cerca un posto più incontaminato e soprattutto un po’ meno affollato, c’è il promontorio del Faro, a sud-ovest dell’isola.
Dopo un buon aperitivo casereccio a base di birra (rigorosamente Mythos)
e salatini "col buco al centro
abbiamo assistito ad uno dei più bei tramonti della settimana.

La festa del Vulcano
Ogni anno nel periodo di Ferragosto si tiene una festa davvero unica nel suo genere: in ricordo dello straordinario evento del 1600 a.C. si organizza una finta eruzione direttamente nel Vulcano al Centro della Caldera. Incredibile a dirsi, ma suggestivo a vedersi, ci sono anche fiumi di lava incandescenti!
Su consiglio delle nostre guide del CTS e contrattando un po’ sul prezzo, aderiamo ad una crociera serale su caicco: per 32 € ceniamo a bordo, ci godiamo l’ennesimo stupendo tramonto (con caicco a vele spiegate che interseca il sole)
ed assistiamo dal mare allo spettacolo pirotecnico.




Davvero un allestimento suggestivo, sia per l'originalità dell'idea (i finti fiumi di lava erano davvero credibili) che per il nostro punto di osservazione particolarmente vicino.

Gli scorci dell'isola
Oltre alle escursioni/visite più o meno istituzionali, non passa giorno senza che scopro degli scorci di Santorini che mi lasciano senza parole, proprio perchè sembra di trovarsi all'interno di una cartolina. Ecco alcuni scatti che sembrano venuti bene...

COMING SOON

CIBO
Amo la cucina greca, sia per la varietà dei piatti, che per il giusto prezzo che si spende anche in pieno agosto: qui a Santorini ci siamo fatti delle mangiate luculliane, spendendo quasi con imbarazzo dai 12,5 € ai 22 € (alla faccia dei ristoratori ladri in Italia!).
Perciò durante il soggiorno sull’isola non fatevi assolutamente mancare una visita ai ristoranti Kritikos (sulla strada da Kamari a Firà, poco dopo aver oltrepassato il Club Luna), Mythos (subito all’ingresso del paese di Pyrgos, in collina), Almira (nella strada sovrastante l’Hotel Karidis di Kamari).

Iasu

lunedì 20 luglio 2009

Rio Ciorosolin - Dolomiti Friulane

Sfruttando uno dei primi weekend di sole dell'estate (anche se siamo già a luglio inoltrato!) riusciamo finalmente ad organizzare un bel weekend di canyoning nel nord Italia, con destinazione il Rio Ciorosolin, nel cuore delle Dolomiti Friulane.
Dopo aver ripassato in settimana un pò di tecniche torrentistiche, io Roberto e Chicco partiamo sabato pomeriggio diretti nel comune di Claut (PD), ma la prima tappa lungo la strada è la tristemente famosa diga del Vajont.
Con la macchina si passa proprio affianco alla grande struttura ma quello che attira subito lo sguardo e l'imponente frana staccatasi dal Monte Toc. Ancora oggi, a 46 anni dal disastro è pienamente visibile la "ferita" sul fianco della montagna, con ai piedi grand parte dei 230 milioni di metri cubi di materiale crollato sul lago sottostante.
Spostandomi a piedi riesco a raggiungere un punto di vista migliore, dal quale si percepisce l'effettiva grandiosità della struttura di contenimento: con un'altezza di ben 261,6 metri è la quinta diga più alta del mondo, la seconda ad arco.
Oggi il caso del Vajont resta un monito che nelle università viene citato per sottolineare come sia fondamentale che le opere ingegneristiche tengano conto di tutti i fattori ambientali e geomorfologici in cui si inseriscono: speriamo che la lezione venga ben imparata.
Per il pernottamento decidiamo di avvicinarci alla forra, che si raggiunge facilmente seguendo per una decina di km la strada che si inoltra lungo la Val Settimana, subito prima di entrare nel centro di Claut. Qui la natura è proprio incontaminata ed a parte la strada (per lunghi tratti sterrata) non ci sono segni visibili della presenza dell'uomo. Accampati lungo la sponda del fiume, durante la cena restiamo più che sorpresi per una visita inaspettata: una volpe tutt'altro che spaventata ci raggiunge, cercando di rimediare qualcosa da mangiare!
Incredibilmente questo animale, che dovrebbe essere uno dei più furbi del bosco, si comporta quasi come un cane domestico ed addirittura ci ruba la busta della spazzatura!
Comunque alla fine la notte prosegue senza altri incontri ravvicinati...
Al risveglio il sole ci accoglie illuminando le vette rocciose di là dal bosco
ma c'è qualcosa che non quadra con questo bel quadretto estivo: la temperatura è siderale, il termometro segna 8 gradi!!
Non abbiamo certo il tempo di aspettare che il sole scaldi l'ambiente, perciò ci tocca prepararci, cambiarci ed imboccare il sentiero di avvicinamento in costume nonostante il freddo.
Per fortuna la camminata ci riscalda e dopo un'ora di cammino raggiungiamo il torrente Ciorosolin. Dopo averlo intuito sentendone il fragore in lontananza, adesso ne abbiamo la conferma: l'acqua è decisamente abbondante (come minimo 100 l/s)
ma non ci scoraggiamo certo per così poco, tanto sappiamo cosa ci aspetta nelle prossime 6 ore!
In 5 minuti siamo pronti per cominciare.
Nel primo tratto il rio è abbastanza largo, perciò si avanza camminando tra i massi o con facili disarrampicate.
Le pareti della gola sono molto ripide e ricche di begli scorci.
Le prime calate su corda sono semplici, ma è chiaro in alcuni casi che gli armi non siano buoni. Soprattutto quelli fatti di corda andrebbero sostituiti, magari con le classiche e ben più sicure catene.
Il "piatto forte" di questa forra ormai è vicino, e l'adrenalina comincia a farsi sentire. Ci attende una cascata di 42 m, da discendere con la corda che per circa 20 m passa proprio sotto il possente getto d'acqua.
La preparazione per affrontare al meglio questo immenso "doccione" è un pò lunga, sia perchè occorre approntare un traverso, sià perchè l'elevata altezza (come un palazzo di 14 piani) impone l'uso di entrambe le nostre corde: chiaramente vale sempre il motto "la sicurezza prima di tutto". Chicco prepara gli armi e Roberto inaugura la discesa
Passano parecchi secondi prima di riuscire a vederlo nella piccola laguna sul fondo... finalmente adesso tocca a me!
Mentre mi calo cerco di mantenere il piùpossibile l'equilibrio, soprattutto per tenermi lontano dal getto della cascata che si getta fragoroso a poche spanne da me. E' inutile, durante la discesa un piede finisce nell'acqua e sento immediatamente la presa del getto che mi spinge verso il basso con forza, così mi ritrovo sotto la cascata con un VIGOROSO idromassaggio che mi martella il casco!
In pochi secondo raggiungo una zona più tranquilla, ma tutto sommato è stato un passaggio divertente.
Ultimo ma non meno importante scende Chicco, che dopo averci fatto scendere in sicurezza si merita un video:
Da questo punto in avanti le pareti si restringono, creando delle gole piuttosto cupe e fragorose, con alcuni tratti quasi al buio: il sole infatti riesce ad arrivare sul fondo del canyon.
Ci sono altre calate più corte in cui la corda (e quindi noi stessi) finisce sotto il getto dell'acqua, ma ormai ci siamo abituati e superiamo questi passaggi in scioltezza...
...e pure in opposizione!
Mentre avanziamo siamo sempre più soddisfatti nel percorso ed i numerosi passaggi gustosi ci fanno dimenticare presto il difetto di questa forra: non ci sono molti punti dai quali saltare, ecco uno dei pochi
Non posso che ringraziare Chicco e Roberto per la bella giornata e soprattutto per essersi fidati ed avermi lasciato armare alcune delle calate!

Un'ultima annotazione: è indispensabile portare con sè una sacca d'armo e qualche fettuccia,perchè gli armi non sono sempre all'altezza o addirittura mancano (a volte per colpa degli eventi di piena eccezionali).