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domenica 23 settembre 2007

Grotta M.te Cucco - Sbarco sulla Luna

Visto che siamo un pò tutti fuori allenamento, per la prima visita dopo l’estate alla Grotta del Monte Cucco organizziamo un’uscita piuttosto “tranquilla” ma in una zona molto attraente e gustosa. All’appuntamento a Sigillo il gruppetto si riunisce, gli altri partecipanti sono Michela M., Simona, Stefano, Alessia, Lello, Veronica, Butcher e Michela C.
Una volta arrivati a Pian di Volo e completata la vestizione, iniziamo il lungo e faticoso cammino verso l’ingresso del Nibbio: sarà per il sole, sarà per la sfacchinata, comunque le discussioni diventano abbastanza hot, le donne cominciano a spogliarsi ed Alessia inizia pure ad inseguire Stefano. Continuando a camminare e a cazzeggiare tagliamo il versante troppo in basso e fatichiamo un po’ prima di trovare l’ingresso, che a onor del vero è proprio un buchetto insignificante e pressoché invisibile.
Alle 10.30, comunque, siamo pronti e comincio a scendere per primo il pozzo del Nibbio (73 m): l’ambiente è molto asciutto e la roccia alterata, io posso permettermi di scaricare un po’ di sassi perché sono il primo, ma in generale bisogna fare un po’ di attenzione. La cosa peggiore è però la corda, che nei primi frazionamenti è completamente secca, polverosa e non scivola bene neanche col discensore montato a C.
Mentre scendo noto un paio di frazionamenti sfigati che in discesa si passano comunque facilmente, già immagino però che in salita faranno tribolare un po’.
Alla base del pozzo si prosegue verso la Galleria Sigillo, piccola ma piena di concrezioni, alcune asimmetriche e dalle forme più impensabili che sfidano la gravità.
Mentre scendo il Pozzo del Groviglio il gruppo comincia a dividersi in due spedizioni: Lello farà da guida turistica al Butcher e a Michela (che non sono mai venuti al Cucco), gli altri proseguiranno un po’ più spediti verso il Salone Canin ed il suo originale paesaggio lunare. Una volta arrivati al Pozzo Perugia (pausa pizza mentre aspetto gli altri!) la via mi è ormai familiare e proseguiamo tutti facilmente fino al Salone Saracco: da qui si risale la parete opposta per imboccare la Galleria dei Barbari. Questa è una lunga condotta inclinata dove si cammina su un “selciato” piuttosto regolare e liscio fatto in realtà dai grandi blocchi franati dal soffitto. Arriviamo alla tenda del vecchio accampamento e ci fermiamo per la pausa-pranzo: complici la tenda stile capanna e l’atmosfera soffusa dell’acetilene, sembriamo proprio i pupazzetti del presepe (Stefano ed Alessia fanno Giuseppe e Maria…).
Dopo pranzo ci dividiamo ancora perché Alessia e Veronica tornano indietro, noialtri 4 proseguiremo imperterriti verso il Canin!
Completata la galleria dei Barbari (sono più o meno 160 m) ci troviamo all’ingresso della Burella, le cui strettoie e cunicoli non ci rallentano poi tanto (perlomeno in discesa, poi si vedrà in salita!). Completato il lungo cunicolo usciamo perpendicolari alla Galleria dell’Orco, qui Michela ci spiega che a sinistra si va verso il Ramo Una-Bomber ed una zona ancora poco esplorata, ma noi siamo diretti a destra.
Subito incontriamo un altro dei vecchi campi: a parte la solita spazzatura ammucchiata in un lato, c’è uno specchio d’acqua limpida che dovrebbe essere abbastanza potabile (ci sono anche due bicchieri per servirsi!). Ovviamente non resisto alla tentazione di fare una degustazione, scoprendo che in realtà non ha nessun sapore strano, anzi sembra proprio acqua minerale imbottigliata.
Siamo quasi arrivati alla destinazione, giusto un passaggio stretto e un po’ nascosto che porta all’Infernaccio, un’ampia sala su cui si apre anche la finestra che scende al Canin.
Qui l’ambiente è molto vario e pieno di altre ramificazioni, ma soprattutto io sono attratto dall’acqua. Si vedono infatti delle pozze cristalline in basso e specialmente si sente un certo scorrimento più avanti, perciò invece di andare verso la poco invitante finestra nera che segna l’ingresso al Canin vado a curiosare la parte “bagnata” percorrendo una serie di traversi. Michela mi segue a ruota (anche lei è curiosa di visitare questa zona) mentre Simona e Stefano sono un po’ più restii, ma alla fine ci raggiungono anche loro.
Questa parte si snoda lungo una linea di faglia, quindi gli spazi hanno uno sviluppo prevalentemente verticale: per oltrepassare delle sporgenze quasi a picco su un crepaccio ci dobbiamo fidare (ma nemmeno troppo) di un traverso con la corda a dir poco fantasmatica… piano piano cerchiamo di non scaricarci il peso e lo superiamo, arrivano in una zona piena di fango (stile Genga) con una serie di pozzi profondi che si aprono lungo la strada uno dopo l’altro. Li aggiriamo con cautela facendo attenzione a non scivolarci dentro per il fango e raggiungiamo un’alta fessura dalla quale discende un pozzo e si intravede la Regione Italiana: qui l’ancoraggio è veramente da brivido, il moschettone è tutto fuorché stabile e ci fermiamo dopo un mezzo tentativo di discesa, promettendoci però di ritornare per cambiare gli armi e continuare la visita.
Tornando indietro io comincio ad aver un po’ fretta, anche perché come minimo usciremo verso le 19.00-20.00, perciò quando arrivo al Canin e affacciandomi non vedo quasi niente (né l’acetilene né i led riescono ad illuminare l’enorme ambiente) spingo per riprendere la via dell’uscita senza scendere nel Salone.
Per fortuna gli altri non la pensano come me, perciò invece di andarmene mi calo per primo (alla faccia della coerenza!).
Al primo frazionamento trovo una bella sorpresa che Alessia mi aveva preannunciato: in un punto con la corda rovinata Lello aveva fatto un nodo ad un metro dall’ancoraggio, vicino ma non abbastanza per passare il discensore direttamente nell’altra corda di discesa! Invece di fare il classico passaggio del nodo col discensore, calo il poco spazio con la discesa sui bloccanti ed una volta arrivato al frazionamento faccio avverare il sogno di Stefano… coi bloccanti inseriti metto la longe nell’ancoraggio e intanto monto il discensore (con il rinvio) sulla fune in basso: in totale 5 sicure!!!
Alla fine riesco ad atterrare sul fondo del Canin e rimango veramente sorpreso: il pavimento è pianeggiante, biancastro e costellato qua e la da buchi più o meno grandi, mentre lo sfondo davanti a me è quasi completamente nero perché la luce non arriva alla parete… l’effetto è proprio da sbarco sulla Luna!
Comincio a girare lungo il Salone (circa 120 x 60 m, con un’altezza di 30 m) scoprendo dei particolari unici, come le strane concrezioni di fango essiccato ed i passaggi circolari scavati dall’acqua in stile di groviera. Bello anche il panorama della parete dalla quale mi sono calato: vista da quaggiù l’ampia apertura di ingresso è in realtà una finestrella che si apre su una muraglia molto liscia e verticale, nella quale si vedono perfettamente tagliati i numerosi strati di roccia paralleli.

(immagine da www.cens.it)

Un’occhiata veloce alla galleria del Vento, uno stretto Cunicolo dove si sta attualmente scavando, e poi via verso l’uscita.
Mentre Stefano e Michela sono ancora in basso, io e Simona ci avviamo verso la Galleria dell’Orco, facendo bene attenzione a ritrovare il passaggio piuttosto nascosto segnalato però da una scia di sassi bianchi lasciati sulla via fangosa.
Mentre avanzo nella zona dell’accampamento ho la luce che comincia a farsi bassa (per fortuna potrò riempire la fisma nella fonte d’acqua dove avevo bevuto) quando all’improvviso nella penombra di un grosso masso vedo dei ”barboni” che dormono in sacchi a pelo! Lì per lì mi prende un colpo, penso di aver sbagliato strada e di essere finito chissà dove… poi invece mi accorgo che i barboni sono in realtà i rifiuti ammassati del vecchio campo!!! Che idiota che sono…
Da qui in poi risaliamo abbastanza sicuri e spediti, peccato solo che la Burella in salita è abbastanza faticosa e inizio a sudare come una bestia!
Al Saracco ormai la strada diventa routine, saliamo i salti del Baratro ed alla base del Perugia non posso non pensare che se la turistica fosse ancora aperta a questo punto saremmo quasi arrivati… invece tocca risalire per altri 150 m!
Anche il Pozzo del Nibbio in risalita è molto meno piacevole che in discesa… ci sono i due passaggi dove dal tiro a tetto si deve andare su un traverso: nel primo sono passato abbastanza facilmente montando il longino corto del delta direttamente sul traverso, aiutandomi con la maniglia prima per sganciare il croll, poi per tirarmi sul traverso.
Nel secondo invece mi sono mezzo attorcigliato con la corda del traverso, perciò la prossima volta dovrò mettere meglio a punto la strategia!
Arrivato all’imbocco vedo ancora un po’ di luce, probabilmente il tramonto, ed aspetto paziente l’arrivo degli altri. Il problema è che sono fermo nella corrente d’aria con i vestiti bagnati di sudore, perciò dopo una mezz’oretta comincio a tremare dal freddo!
Per fortuna prima che mi venga la polmonite usciamo tutti e lungo il sentiero verso le macchine (terribile al buio, ripidissimo e senza una traccia precisa) riprendo un po’ di calore!
La poca “sofferenza” è stata più che ripagata dallo sbarco sulla Luna al Canin e dalla vista di tutti quegli ambienti che non avevo mai visto... assolutamente da rifare!

domenica 16 settembre 2007

Benvenuto Andrea!

Oggi è finalmente nato il piccolo Andrea Mancini, tanti auguri a lui ed anche a mamma Grazia e papà Zombo!
Il bebè ha scampato un grave pericolo: per sole sei ore e mezza non è nato esattamente 30 anni dopo il Caronte (auguri Bestia), rischiando di diventare per la sua generazione quello che per noi è Niki, cioè una merda!
Ah ah ah

venerdì 7 settembre 2007

Sulle tracce di Vitruvio

Dopo la grezza "domenica da minatore" ci voleva qualcosa di più rilassante e culturale, perciò abbiamo partecipato in massa al "venerdì da archeologo", ovvero alla visita guidata alla Fano sotterranea.
La proposta è partita da Marco del GSS ed oltre ad aver riscosso successo tra gli speleo ha attirato anche qualcuno degli "animali" (Baldo, Niki, Sara, Daniele, Salvatore e Manuela), perciò alla fine siamo ben in 24!
Ci incontriamo con le due guide (2 coniugi) nei pressi dell'ex monastero e della Chiesa di S. Agostino e ci dividiamo in due gruppi: le donne, che entrano per prime accompagnate dalla moglie, e gli uomini, guidati dal marito, che aspetteranno qualche minuto per distanziarsi dalle altre.
Mentre attendiamo il nostro turno nel chiostro del convento la guida incomincia a raccontarci le vicissitudini del complesso e gli indizi lasciati da Vitruvio sulle sue grandiosi costruzioni a Fano. Finalmente "scendiamo" anche noi: il percorso guidato si snoda al di sotto del convento stesso e durante la visita vengono mostrati le mura e le altre strutture di un imponente basamento romanico, probabilmente del Tempio della Fortuna di Vitruvio (anche se non ci sono ancora prove archeologiche certe).
Fra tanti archi e muri a sacco in "breve" impariamo tutti i dettagli sulle tecniche edilizie romane, sull'evoluzione urbana di Fano ed anche sulla geomorfologia della costa! Al termine del giro ipogeo facciamo anche una capatina nei resti di un bagno pubblico, con l'invito per gli speleo ad esplorare l'antica rete fognaria...

Bel tour, da fare per scoprire aspetti suggestivi e nascosti dell'antica e gloriosa Fano.

domenica 2 settembre 2007

Una domenica da minatore...

Cosa si può fare di bello in questa prima domenica di settembre per trascorrere il tempo in un modo originale? Trascorrere una giornata da minatore!
Non è semplicemente un modo di dire, infatti ieri ho partecipato col GSS ad una giornata di scavi di disostruzione in una grotta in esplorazione.
La sveglia è stata un pò traumatica perchè alle 7.30 di mattina eravamo già in macchina: la fretta era indispensabile per far riuscire il diabolico piano della Faggi...
Siamo arrivati sul monte a tempo di record, ed infatti la Luna faceva ancora capolino al di sopra dei pascoli:
Dopo aver nascosto l'auto tra i boschi, ci siamo avvicinati furtivi all'ingresso della cavità ed abbiamo posizionato gli oggetti di scena: basta un nastro segnaletico, un paio di falsi avvisi della questura et voilà... l'area è sotto sequestro!
Dopo aver contemplato il bel lavoro ci siamo nascosti in un cunicolo secondario ed abbiamo atteso gli altri... dopo pochi minuti ecco i primi rumori!
All'inizio tra gli speleo c'era un pò di disorientamento, poi piano piano si sono accorti di alcuni particolari anomali e hanno iniziato a fiutare lo scherzo... nonostante ciò, tutti continuavano a parlare sul da farsi ma nessuno scavalcava le transenne!
Io e Simona trattenevamo a stento le risate... lo scherzo stava ancora reggendo... fino a quando il Butcher si è fatto avanti ed io sbucando dal cunicolo gli ho intimato di alzare le mani! Lì per lì ha fatto una faccia strana e stupita, poi siamo scoppiati tutti a ridere ed abbiamo cominciato a faticare.
Il lavoro era semplice: la squadra Sicilia si occupava di scavo e movimentazione del secchio da fondo del pozzo, la squadra Piemonte invece sovrintendeva il riempimento, il sollevamento e lo svuotamento del barile.
Siamo andati avanti così per ore, prima e dopo pranzo, ma alla fine i 10 valorosi minatori sono riusciti ad approfondirsi di 1 metro!
Come nota dolente della domenica devo ammettere che la vista di quel tipo di roccia, molto fratturata e irregolare, non mi lascia ben sperare per una continuazione interessante... comunque col tempo scopriremo se ci saranno sviluppi promettenti in zona!

mercoledì 22 agosto 2007

Malta 2007

Per la vacanza di quest'anno abbiamo optato per Malta per esigenze economico/logistiche, però non si tratta assolutamente di una seconda scelta: il piccolo arcipelago ha tanta storia alle spalle ed un mare meraviglioso da offrire ai visitatori.
Partiamo il 12 agosto con un volo Air Malta del tardo pomeriggio: a Fiumicino abbiamo tutto il tempo di cambiare i soldi perchè purtroppo l'Euro entrerà in vigore solo a gennaio 2008. Arriviamo a Vallette intorno alle 20.00 ed uno spericolato autista (ci avevano avvisati della guida decisamente sportiva degli isolani!) ci accompagna al nostro appartamento: anche quest'anno, come per Creta nel 2005, abbiamo scelto il cuore della vita notturna dell'isola, St.Julien. Il nostro mega-complesso è il St. George, in grado di ospitare un'infinità di ragazzi in centinaia di appartamentini, molti dei quali uno di fronte all'altro. Questa caratteristica ha da subito coinvolto Niki, il Tenente Sgallaghan, in un'operazione di sorveglianza continua delle nostre vicine e dei nostri vicini...
Usciamo per cena e ci immergiamo nella folla che riempie le vie: le strade ed i locali (tutti ad ingresso libero) sono pieni di giovani italiani, spagnoli, inglesi e tedeschi. Visto che siamo un pò stanchi per il viaggio non ci strapazziamo troppo nella movida, giusto 4 salti in pista ed una water-pipe ai frutti misti!
Il quartiere di notte è fenomenale, ma ovviamente c'è un rovescio della medaglia: la mattina seguente ci accorgiamo che la piccola spiaggia sabbiosa della zona è decisamente sovraffollata e mediocre, mentre nel pomeriggio visitiamo un'insenatura rocciosa, sempre nel quartiere, piena zeppa di cocci di bottiglia rotti... non ci mettiamo molto tempo a capire che per il vero mare maltese dovremo spostarci di qualche km!
Il modo migliore per girare l'isola di Malta è prendere uno dei colorati autobus, dove si viaggia con le porte rigorosamente aperte!
La prima spiaggia da 5 stelle che raggiungiamo è Paradise Bay, a Cirkewwa, nella parte nord dell'isola: mare limpido e sabbia chiara, ci viene difficile uscire fuori dall'acqua!
Contenti per l'ottima giornata di mare, torniamo a casa per la cena e ci prepariamo per il dopo cena. Oramai cominciamo a conoscere tutti i locali e diventa immancabile la tappa all'Edge con consumazione di "tray vodka e red-bull": è un vassoietto con 12 bicchierini, appunto di vodka e red-bull, al prezzo vantaggioso di 3.90 LM (circa 9 euro)... come si può rifiutare una propoista del genere??
La giornata successiva è quella che si rivelerà, almeno per me, la migliore: è Ferragosto e passeremo alcune ore a Gozo, la seconda isola dell'arcipelago maltese.
I traghetti fanno la spola di continuo dal molo di Cirkewwa e la traversata dura solo 25 minuti. Appena arrivati ci procuriamo un tassista per contrattare un servizio per l'intera giornata, al prezzo non proprio economico di 20 LM: c'è da dire che se non si ha una propria auto (e noi siamo ben felici di non dover guidare all'inglese) è molto scomodo far affidamento sul servizio bus di Gozo perchè le corse sono orarie e le varie linee sono dei circuiti che partono e arrivano da Vittoria, la capitale. Come prima destinazione ci facciamo portare a Ramla-Bay, una fantastica spiaggia di un colore rosso vivo circondata da scogliere perfette per lo snorkeling.
Non a caso in un chilometro di nuotata io e Niki abbiamo visto centinaia di pesci ed anche un polipo un pò rimbambito...
Dopo la pausa pranzo il nostro tassista-autista ci porta alla Dwejra Bay, maestosa parete rocciosa sul mare con lo splendido panorama dominato dall'Azurre Window:
Nella parte bassa della foto si intravede il Blu Hole, una voragine in acqua profonda 18 metri collegata con il mare aperto da un arco sommerso a circa 7-8 metri di profondità.
In questa bella vista dall'alto si capiscono bene le dimensioni del "buco" e si vedono le scie di bolle in risalita emesse dai sub in immersione.
Abbiamo approfittato di questa piscina naturale per fare anche una serie di tuffi acrobatici, prima di spostarci nella vicina laguna dell'Inland Sea, collegata col mare aperto da una grotta azzurra con un fondale molto profondo.
Ultime foto ricordo dello splendido paesaggio prima di ripartire verso il porto:
Il nostro Ferragosto procede poi con una cena in un ristorante maltese: io assaggio un risotto tipico ed il brajoli (involtino di carne), ma non sono niente di eccezionale, Save e Niki si buttano su una cena a base di pesce con portate buone ed abbondanti... così come il prezzo: spendiamo in tutto 42 LM (quasi 100 euro!). Proseguiamo la serata con una tappa poco fortunata al casinò, dove non solo il tavolo verde della roulette mi tradisce, ma anche la temperatura climatizzata a circa 12 gradi mi fa venire il raffreddore!
La mattina seguente, per placare un pò il mal di gola, prendo un aulin e ci dirigiamo verso un'altra delle località di mare consigliata dalle guide: Peter's Pool, vicino Marsaxlokk, nel sud dell'isola. Purtroppo questa spiaggia rocciosa non è ben servita dai bus, perciò sappiamo di dover fare un pò di strada a piedi... alla fine della giornata, però, il "pò di strada a piedi" diventerà una camminata sotto il sole di 8 km, tra andata e ritorno, per colpa di un incrocio senza indicazioni dove abbiamo ovviamente preso il bivio sbagliato. A parte la camminata, la baia è formata da piani rocciosi lisci ed orizzontali, con degli strati a picco sul mare perfetti per i tuffi. anche Save, un pò restio a provare, impara a tuffarsi di testa dall'alto ed alla fine del pomeriggio io e Niki ci tuffiamo in avanti da un'altezza di circa 6 metri. Ecco uno scorcio della baia:
Per riprenderci dalla faticosa giornata a cena ci facciamo una scorpacciata di tortelloni al pomodoro, per un totale di circa 4/5 porzioni! Visto che il mio raffreddore/mal di gola non passa (sarà forse perchè invece di stare fermo a riposare continuo a camminare/nuotare/arrampicare?) cambio la strategia medica, passando dall'aulin a qualcosa di più potente... Al risveglio però non ci sono miglioramenti e per tirarmi un pò su prendo una bella red-bull subito dopo la colazione: serve infatti il pieno di energie perchè oggi andiamo alla Blu Lagoon nell'isola di Comino. Ormai conosciamo benissimo la strada, l'imbargo è sempre dal porto di Cirkewwa e la navigazione dura meno di mezz'ora.
Il posto, come si vede, è da cartolina:
Peccato che la spiaggetta dove approdiamo (nella parte bassa della foto) è iperaffollata e fatichiamo a trovare un fazzoletto di scoglio dove poter poggiare almeno gli zaini. Niki risolve un altro problema: come andare dall'altra parte della laguna (nella parte alta della foto) con la macchina fotografica? Semplice, nuota in stile "tedoforo" con un braccio sollevato per tenere asciutta la camedia! Anche da questa parte gli scenari sono magnifici, tanto da far superare a Save il brivido dell'altezza pur di fare una foto sull'orlo del precipizio:
Anche qui il mare è invitante, ricco di insenature e grotte marine: mess ala maschera, io e la Bestia facciamo un bel giro perlustrativo, trovando i soliti branchi di pesci e vedendo anche degli strani millepiedi marini. La corrente p abbastanza forte e non è facile nuotare, però non posso fermarmi e abbandonare la laguna! Sento anche l'acqua abbastanza fredda e praticamente nuoto con la pelle d'oca... mi sa che le medicine non riescono a farmi passare il raffreddore ed ora ho anche un pò di febbre! Dopo un'ora di bagno esco dall'acqua e mi faccio un bel pisolino, per oggi è meglio che non mi strapazzi più... peccato, perchè anche nel pomeriggio Save e Niki continuano a sguazzarsi e a divertirsi nell'acqua trasparente.
Stiamo arrivando alla conclusione della settimana: l'ultima giornata si va a Paradise Beach, nella parte nord-ovest dell'isola. Niki ha la brillante idea, dopo una settimana di filtri protettivi a ripetizione, di mettersi l'"unto" (Aquabronze), così anch'io mi porto la crema "attivatrice " di abbronzatura. Save è un pò più titubante, ma vista la nostra sicurezza decide di non mettersi alcuna protezione: l'equazione è semplice, sole + 0 protezione = mega-rosciolata!


Come degna conclusione della vacanza un ultimo brindisi all'Edge, con l'immancabile tray vodka & red-bull:
In sintesi la vacanza ci ha mostrato il lato naturalistico migliore di Malta, ma ci sarebbe altrettanto da visitare per quanto riguarda l'aspetto storico: in ogni caso una meta da non perdere!

sabato 4 agosto 2007

Buca delle Tassare

Come semplice uscita estiva, giusto per non scordarsi come funzionano croll, maniglia e discensore, decidiamo di andare alla conquista della buca delle Tassare, che con i suoi 320 è la cavità più profonda delle Marche.


Divisi in due macchine (io, Stefano e la Faggi da una parte, Cristian, Luca e Marusca dall'altra), partiamo con comodo dalla Sede alle 8.30 e ci fermiamo a fare colazione in Autogrill. La grotta è tutto sommato semplice, forse il vero problema è trovarla e raggiungerla! Dall'abitato di Serravalle di Carda (PS) si prosegue in auto verso il Monte Nerone. Poco sotto i ripetitori posti in vetta, ad un bivio si prende una sterrata sulla destra con l'indicazione per gli impianti sciistici. Oltrepassato un rifugio sulla sinistra, dopo circa 100 m si incontra un altro bivio dal quale si prosegue dritti per circa 1 km fino a superare una casa sulla sinistra. Poco più avanti, in corrispondenza di una fonte a trocche, si lascia la macchina e si comincia a scendere un sentiero, poi raggiunta una radura, ci si sposta in direzione della cresta che scende ripida; scavalcata una recinzione, ci si inoltra nel boschetto sempre tenendo il sentiero ed in breve si raggiunge il ripido prato finale. Ora bisogna tenere rigorosamente la sinistra, costeggiando dall'alto le pareti rocciose: giunti a quota 1080 m (Piobbico si vede esattamente nel vertice inferiore di una sforcatura rocciosa del monte antistante), si lascia il prato e si piega per un sentierino che, unicamente in questo caso, permette di discendere sotto la parete che sinora è stata seguita sul suo bordo superiore.
In breve si raggiunge l'ingresso della Buca, un condotto basso parzialmente ostruito, posto ai piedi della parete rocciosa.
Nemmeno siamo entrati e già c'è il primo problema: la Coca-Cola che Luca ha bevuto in autostrada gli ha smosso lo stomaco (...e non solo) perciò preferisce aspettare che la gravità faccia il suo dovere e lo aiuti a liberarsi del doloroso fardello che lo attanaglia! Marusca aspetta pazientemente con lui, perciò intanto ci avviamo all'interno in quattro. Particolare che si rivelerà importante: io sono l'unico a non essere mai stato alle Tassare. Completata la vestizione accendo l'acetilene ed entro per primo al fresco, aspettando gli altri nel primo ambiente che ho trovato: mi guardo intorno e vedo che a parte i pipistrelli, nella grotta ci sono tutti gli animali possibili... ragni, millepiedi, geotritoni e pure falene!
All'arrivo degli altri proseguiamo lungo l'unico corridoio alla ricerca dello scivolo iniziale di 5 m che va armato con la corda che ci siamo portati. Il fondo è molto scivoloso e nei pochi bivi che incontriamo è faticoso risalire... strano, perchè la grotta dovrebbe essere tutta in discesa! Arriviamo finalmente ad un saltino, ma è disarrampicabile e non certo di 5m. Lo scendiamo e più avanti incontriamo sbuchiamo in mezzo ad una galleria con una spaccatura che la percorre nel mezzo: gli altri si ricordano benissimo la spaccatura, perciò dovrebbe essere vicino un pozzo già armato. Ci dividiamo in esplorazione ma le uniche cose che troviamo verso il basso sono tanti insetti/animaletti (perciò nei pressi di un ingresso) e verso l'alto una corda che risale: dopo soli 60 minuti di vagabondaggio speleologico ci viene il leggerissimo sospetto che abbiamo sbagliato strada e che stiamo andando verso l'ingresso alto...
Tornando indietro per chiedere informazioni al più esperto Segretario sveliamo il mistero: immediatamente dopo essere entrati si deve svoltare in a sinistra, mentre io che non sapevo niente della grotta avevo aspettato gli altri qualche metro più avanti!! Porc...
Ripartiamo più gasati che mai verso il fondo, trovando lungo la strada il famoso scivolo scivoloso da armare, il pozzetto da 5m e la famigerata spaccatura da seguire.
Si procede bene e spediti, lo sviluppo è in discesa ma si cammina per la maggior parte del tempo. Gli ambienti sono grandi, completamente asciutti e molto "lucenti" per le numerose colate di gesso. Non si può sbagliare strada, l'unico dubbio è ad un bivio in cui bisogna mantenere la destra perchè il ramo principale, quello di sinistra, porta alla Sala Vittoria che più avanti chiude.
Dopo la pausa pranzo arriviamo al laghetto che sovrasta il Pozzo Maucci: fa un pò impressione osservare che non c'è una sola goccia d'acqua, mentre è ben visibile il segno del livello usuale.
Cristian decide di aspettarci qui, ha un ginocchio malconcio che comincia a dargli fastidio.
Se la Buca fin'ora era stata una speleo-passeggiata piacevole, adesso inizia il pezzo veramente bello e gustoso: il pozzo terminale è alto 58 m e per raggiungere l'attacco del tiro su vuoto da 36 m bisogna aggirare quasi completamente sulla sinistra l'ampia bocca della cavità, ampia una ventina di metri, con una serie di traversi abbastanza impegnativi. Nonostante l'errore iniziale continuo a fare io da guida e mentre avanzo ai margini della voragine fa una bella impressione vedere gli altri ben distribuiti, chi + in alto chi + in basso, tutt'intorno alla cavità.
In men che non si dica arriviamo alla base del Maucci, continuiamo a scendere loscivolo sulla sinistra ed arriviamo nella bassa saletta che costituisce il fondo fangoso della grotta. Un'ultima sorpresa: sulla destra della saletta c'è una perfetta vasca scavata nella roccia con almeno un metro e mezzo di battente d'acqua cristallina coi riflessi azzurri... C'è anche un tubo messo a mò di sifone che sembra abbastanza inutile (il piccolo specchio d'acqua non sembra avere sbocchi sommersi) comunque lo innesco e inizio a far svuotare l'acqua: con la portata che aveva forse oggi la vaschetta si è svuotata del tutto!
Risaliamo veloci ed usciamo presto, ritroviamo Luca (non si è ancora "liberato" dei dolori) e Marusca (scoprirà un nuovo ramo la prossima volta) ed affrontiamo insieme la vera sfida della giornata: la terribile risalita alle macchine!

domenica 1 luglio 2007

Forra sulle Dolomiti

...ovvero il battesimo del torrentismo!
Dopo averne sentito tanto parlare, dopo essermi caricato di adrenalina vedendo alcune diapositive delle passate uscite, finalmente è arrivato il momento di sperimentare anche il canyoning, ovvero la discesa lungo le forre. L'uscita è stata pianificata in pochi minuti il giovedì sera, passando da una proposta iniziale di un giorno sui Sibillini alla meta finale in due giorni nel Bellunese: per l'occasione i partecipanti sono Roberto, Barbara, Simona, Uliano e Chicco, oltre ovviamente al sottoscritto. Partiamo il sabato pomeriggio con calma (tanto non ci corre dietro nessuno), giusto in tempo per beccare la consueta coda in autostrada verso Bologna. La serata continua con un bivacco nel prato di un autogrill (ottima l'insalata di riso del Presidente) e poi con l'accampamento vicino al torrente.
Il mattino seguente il Generale è decisamente magnanimo: ci fa svegliare tardissimo, alle 6.30! La colazione è a base di crostatine e soprattutto della torta di mele (fatta dalla Faggi) che per motivi di sicurezza ed ordine pubblico durante la notte è stata chiusa a chiave dentro la macchina. Il rumore del torrente che ci è affianco mi fa già pregustare i salti e le discese della forra... manca ormai poco, giusto il tempo di spostarci a monte del lago e di fare il breve sentiero di avvicinamento.
ATTENZIONE: il sentiero sarà pure breve, ma è pieno di zecche!
Finita la "spulciatura" e la vestizione, eccoci pronti per l'avventura:
La progressione verso valle è semplice, basta calarsi col discensore sulle corda o, quando possibile, buttarsi dall'alto (quest'ultima opzione non è contemplata da Barbara)!
Ecco Chicco che comincia una delle discese col suo Piranha Black...
...ed Uliano che si cala sicuro sulla cascata da 20 metri
Ovviamente i passaggi sono vari, per cui ci sono momenti in cui si nuota, altri in cui si cammina, altri ancora in cui si scivola. Il paesaggio intorno è sempre mozzafiato, con la vista che spazia da stretti canion ombrosi a spazi più larghi illuminati dal sole.
Piccola parentesi sul discensore da forra: di solito non va usato quello da grotta perchè deve potersi liberare molto velocemente e facilmente, perciò di solito si usa l'otto o, molto meglio, il piranha. Per le mie discese, invece, ho preso in prestito dal magazzino un hydrobot (ribattezzato Autorobot) che non dà proprio un gran senso di sicurezza, se non altro perchè se la corda verso il fondo esce dalla sua sede abituale sono cazzi per rimetterla a posto!
Ecco che comincio una delle discese tenendo saldo in mano l'autorobot:
...e poi mi calo al fianco della cascata da 30 metri (sono il puntino con la tuta verde e lo zaino rosso!):
Altra piccola parentesi tecnica: per evitare di rimanere pericolosamente attaccato alla corda una volta entrati in acqua, la corda stessa viene posizionata in maniera da non arrivare a toccare la superficie della pozza e ci si stacca prima da essa, facendo un piccolo tuffo. Alla base della cascata da 30 m, dando per scontato che ci siano almeno 1,5-2 m d'acqua, mi lascio dalla corda ad un paio di metri d'altezza, finendo però mezzo infilzato nel fondo ghiaioso perchè in quel punto c'è solo mezzo metro d'acqua!
In quest'altra foto il Presidente ci mostra chiaramente come ci si deve staccare e buttare in acqua negli ultimi metri...
Un'ultima foto ricordo subacquea (grazie all'usa e getta della Faggi)...
...e ci avviamo verso l'uscita della forra, in una zona piena di affollati sentieri escursionistici.
Ed infatti appena i turisti della domenica ci vedono cominciano a scattarci foto ed a farci domande, addirittura la folla comincia a raccogliersi in un ponticello di legno proprio di fronte all'ultimo salto da 10 m, con la gente che ci incita e applade per i salti!

A parte qualche piccola sbandata, anche il ritorno a casa è andato bene.
Grazie ai compagni di avventura è stato un perfetto battesimo di torrentismo!