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sabato 31 maggio 2008

La Spluga della Preta

Approfittando del ponte del 2 giugno il GSS ha organizzato una trasferta audace in nord Italia, con un obiettivo speleologico storico: la discesa nell'abisso Spluga della Preta.
Come la silhouette di una bella donna è caratterizzata dalle misure 90-60-90, così i numeri che descrivono immediatamente la prima parte della grotta sono 131-108-88: si tratta della profondità dei pozzi iniziali, il primo dei quali è praticamente tutto nel vuoto!
La squadra d'assalto è numerosa, oltre a me ci sono anche Roberto, Barbara, Simona, Alessia, Luca, Marusca e Gianfranco. L'organizzazione stavolta è stata impeccabile e in pochi giorni siamo riusciti anche a prenotare la malga che si trova a 2 passi dalla dolina d'ingresso.
Divisi in 3 macchine, partiamo venerdì sera all'ora di cena, contando di arrivare poco dopo mezzanotte... purtroppo però la conquista del letto non sarà così semplice!
L'itinerario corretto per arrivare alla Spluga è abbastanza semplice: da Verona bisogna proseguire verso nord, seguendo le indicazioni per Quinto di Valpantena, Grezzana e Sant'Anna d'Alfaedo. Arrivati al paese di Fosse bisogna raggiungere la Chiesa e da qui proseguire sulla sinistra (ci sono i cartelli per il Corno D'Aquilio e la Spluga) sulla strada che sale verso l'abitato di Coste. Dopo averlo oltrepassato si segue la strada che immediatamente dopo un tornante sulla sinistra diventa una sbrecciata. Dopo alcuni km si abbandona il bosco e ci si ritrova in un altopiano solcato da varie stradine dissestate: la meta si raggiunge mantenendo sempre la sinistra, aprendo e richiudendosi alle spalle le recinzioni per il bestiame che si incontrano lungo il tragitto.
Purtroppo da internet avevamo preso delle indicazioni molto diverse (e sbagliate!), perciò arrivati sull'altopiano non riusciamo a trovare la strada... anzi non troviamo proprio niente, perchè una nebbia malefica si alza proprio al nostro arrivo e tutt'al più scorgiamo qualche vacca qua e là.
Morale della favola, dopo un'ora e mezza di percorrenza di tutti i sentieri dissestati che incrociamo (la 307 di Simona perde anche mezza minigonna per una raschiata sul fondo) rinunciamo e ci rassegnamo, ahimè, a dormire in macchina.
Non certo un ottimo inizio, ma la vacanza non può che migliorare!
Il mattino seguente, anzi dopo poco più che 5 ore di sonno, una splendida giornata di sole ci mostra finalmente il vero volto dei Monti Lessini e ritornati sull'altopiano riusciamo finalmente a trovare la nostra agognata malga.
A poche decine di metri, però, c'è la vera protagonista della montagna: la dolina d'ingresso della Spluga è protetta da un recinto ed alle sue spalle c'è la chiesetta dedicata agli speleologi.
Mentre facciamo colazione, anche con il latte appena munto che ci porta il malgaro, non resisto al richiamo magnetico dell'Abisso e mi avvicino cautamente sull'orlo del baratro per dare un'occhiata:
Devo ammettere che da qui non fa poi tanta impressione come si potrebbe pensare, ma la tensione sale alle stelle al solo pensiero che oltre questo buco si apre una voragine di 131 metri, ben 2 m in più del grattacielo più alto d'Italia!
Ritorno di corsa dagli altri per la preparazione della spedizione: abbigliamento pesante (nella Spluga ci sono 5/6 gradi), attrezzatura personale, cibo+acqua ma soprattutto tanta, ma tanta corda... più o meno ne utilizzeremo 450 m.
Finalmente arriviamo sulla dolina pronti, gasati, eccitati, intimoriti per il "mostro" che ci attende:
Roberto e Luca si caleranno per primi per armare 2 vie in parallelo. L'eccitazione comincia a salire proprio mentre Roberto comincia a scendere. Dopo qualche minuto di attesa dalla radiolina si sente "Sono atterrato!", quindi cominciano a calarsi Luca e Marusca, la prima emozionata donna che si cimenta nell'impresa.
A seguire scendono anche Simona e Alessia, che decidono di partire allongiate per paura di scivolare troppo velocemente, e dopo, finalmente, toccherà a me!
Questi ultimi istanti sul bordo del precipizio sono un continuo susseguirsi di emozioni: eccitazione, timore, tensione, soddisfazione, in pratica non riesco a stare fermo...
Dopo un'attesa che sembra un'eternità finalmente si sente il segnale di via libera. A questo punto mi calmo, mi concentro ed inizio a pensare solo alle azioni che sto compiendo, dopo aver dato la ventesima occhiata all'imbrago per controllare che tutto sia chiuso bene.
Nei primi metri sembra proprio di calarsi in un imbuto, con la differenza che in questo caso il buco è largo 4-5 m e degli uccelli neri continuano ad entrare e a uscire regolarmente (hanno scelto proprio un bel posto sicuro per fare i nidi). Appena arrivato al frazionamento finalmente posso dare una prima occhiata verso il fondo, però c'è ancora troppa luce e quindi non riesco a distinguere la parte più profonda del pozzo. Quest'oggi montiamo tutti il discensore "alla romana" (cioè con il rimando montato sul moschettone del discensore invece che sul delta) per evitare che con il peso della corda la testa si inclini ed entri fatalmente nel rinvio. Fatta la chiave di bloccaggio senza problemi, stacco anche l'ultima sicura che mi tiene saldamente ancorato alla solida, rassicurante parete rocciosa e mi ritrovo appeso nel vuoto ad una vertiginosa altezza. Comincio la discesa tranquillo, controllando saldamente con due mani lo scorrimento della corda che nonostante sia nuova di zecca non scorre in maniera incontrollabile.
Finalmente dopo i primi metri di calata i miei occhi si abituano alla semioscurità e comincio a vedere maggiori dettagli dell'abisso: l'ambiente è relativamente stretto ma molto largo ed il fondo biancastro sembra ormai vicino. Ma un momento, alla destra del fondo vedo il lieve bagliore di un casco speleo minuscolo... altro che vicino, sono ancora MOLTO in alto!
Visto che le mani cominciano ad essere un pò affaticate e la discesa è accellerata dall'acqua che ormai ha saturato la corda decido di fare un pò di attrito in più facendo un mezzo giro di corda attorno al piede: grande mossa, perchè con questo accorgimento mi sento ancora più sicuro e posso procedere spedito e tranquillo verso il fondo.
Alla fine anche io tocco terra in un ambiente incredibile, illuminato dalla "finestrella" in sommità e circondato da uno stillicidio di acqua.
Questo è quello che si ammira durante la discesa dei compagni:
Dopo aver fatto qualche altra foto verso l'alto riesco anche a riprendere bene la base del famoso "Pozzo De Battisti": grazie al flash di Roberto immortalo Gianfranco e Barbara al loro arrivo.
Già a questo punto mi sembra di aver fatto una grande impresa, ma il buio della grotta deve ancora cominciare e abbiamo parecchia strada!
Mentre avanziamo in massa, si vede subito la natura di questo massiccio roccioso profondamente diversa da quella delle nostre parti: le pareti sono molto lisce, ma soprattuttosi nota l'assenza di concrezioni e, per fortuna, di fango.
Nemmeno il tempo di riabituarsi ad avere un pavimento sotto i piedi che subito ci apre dinnanzi il pozzo Cabianca (108 m), incredibilmente liscio e verticale (ma almeno frazionato). Raggiunta la base comincia una parte un pò faticosa: c'è da superare un primo meandro che porta alla Sala della Cascata. In questi angusti budelli la fatica di progredire chinati si somma a quella di doversi trascinare dietro lo zaino che, ovviamente, si impunta in ogni spuntone di roccia.
Per fortuna il tratto stretto è breve e con poca tribolazione arriviamo all'ultimo grande pozzo: Sucai, 88m. Questo è il luogo dell'unico incidente mortale della Spluga (una targa commemora la giovane speleologa), ma nonostante ciò lo scenario è molto suggestivo. Infatti dopo la Sala della Cascata incomincia il ramo tutt'ora attivo, ed infatti c'è scorrimento d'acqua lungo tutti gli 88 m. Da questo punto in poi finalmente iniziano le concrezioni, ma siamo in pochi a gustarcele. Dopo "soli" 250 m di discesa in molti si ritirano per incominciare la lunga risalita, con l'oscura "minaccia" dei 131m in risalita che incombe sui muscoli di tutti!
Come l'anno scorso al Cucco, io Roberto e Luca decidiamo di continuare almeno fino a Sala Paradiso, ma per farlo ci attende l'ennesima sfida... cioè un altro meandro (=rottura di palle!).
Sudore, imprecazioni, fatica fanno parte del gioco, per fortuna in qualche minuto ci ritroviamo in un ambiente grande dominato da una serie di laghetti sul fondo ed uno stillicidio tipo pioggia su tutta l'area: Sala Cargnel.
Ormai non manca molto alla nostra meta, ma tanto per cambiare bisogna affrontare un ultimo cunicolo prima di sbucare nella Sala Paradiso. Due annotazioni su questo ambiente:
- il nome deriva dal fatto che in risalita dal fondo si "emerge" su questa saletta dopo essersi stremati sul vero Meandro (con la M maiuscola) della grotta, lungo oltre 90 m: si può immaginare come dopo tanta sofferenza la possibilità di mettersi comodamente in piedi e di sgranchirsi sia proprio beatificante!
- in questo luogo remoto, a -380m di profondità, si incontra la creatura più improbabile che si possa pensare... un minatore? un troll di caverna? un australopiteco? no no, ad attendere i visitatori c'è un PUFFO con tanto di casetta a forma di fungo!
Giunti qui decidiamo di affrontare almeno un pezzo del Meandro,dove le pareti strette e con una sezione un pò a "S" impongono di procedere di fianco, diciamo in stile geroglifico egizio! Dopo una 50 di m ci accontentiamo e finalmente ritorniamo indietro.
La carica ed il morale sono ancora alti e dopo 3-4 ore (abbiamo anche disarmato le vie) torniamo alla base del 131. Qui metterò alla prova la scorta energetica fatta durante la giornata: pizza, succo di frutta, 2 red-bull, 2 gatorade e 1 litro d'acqua fanno il loro lavoro e nonostante la fatica ed i lividi (grazie ai meandri) io e Roberto, per ultimi, risaliamo il De Battisti in 30 minuti!
Soddisfatti e cambiati, in malga ci attende un brindisi con Rum & pera (il primo di una lunga serie) per festeggiare al meglio l'impresa dei ragazzi e, soprattutto, delle ragazze del GSS.
Dopo un'abbondate cena non vediamo l'ora di tuffarci nell'accogliente camera da letto...
ma nonostante la profonda stanchezza (alle 23.00 tutti sataremo dormendo) non posso non uscire per dare l'ultima occhiata della giornata al mostro che abbiamo sconfitto.
Non ci sono tante occasioni nella vita per provare delle sensazioni così forti e genuine (direi quasi primordiali) come quelle di oggi, davvero un'eccezionale esperienza.

An incredible adventure in one of the most famous caves in Italy. In the early 900's the Spluga was considered the deepest in the world, and with its first amazing pit (131 meters) it continues to attract a lot of cavers from all over Europe.
The first descent was incredibly exciting and frightening: it was like descending from the tallest italian skyscraper! WOW

domenica 25 maggio 2008

Falcioni - Arrampicata sportiva

Complici le previsioni del tempo che avevano pronosticato una domenica piuttosto nuvolosa (quindi non da mare) ho accettato più che volentieri la proposta di arrampicata di Luca, e così alla fine ci ritroviamo in 7 (ci sono anche Marusca, Simona, Michele (Butcher), Mattia e Giacomo (guest) pronti e gasati per conquistare le lunghe pareti rocciose di Falcioni, vicino Genga. C'è solo un problema: non ci sono nuvole in cielo e la temperatura sale inesorabilmente, tant'è che alla fine del sentierino di avvicinamento sono già sudato.
Per iniziare al meglio la giornata (tanto il "riscaldamento" c'è già stato) apro subito una via panoramica di 5 grado, con una partenza abbastanza da brivido: oltre una piccola cengia c'è un bel precipizio, perciò anche chi fa sicura deve ancorarsi alla parete con la longe. Dopo pochi metri mi accorgo di aver cominciato la salita su una via adiacente, ovviamente di grado più difficile. Per tornare verso la panoramica "di spigolo" taglio per un bel pezzo in orizzontale, ma alla fine riesco a seguire il percorso giusto (anche se la corda di sicura ora va a zig-zag).
Piccola annotazione: la persona che "apre" una via, cioè che la arrampica per primo portando dietro di sè la corda di sicura, posizionando di volta in volta i moschettoni intermedi per fare ancorarla, sà di dover arrampicare con un brivido in più. Mi spiego meglio: portandosi dietro la corda, l'apripista viene spesso a trovarsi in posizioni di precario equilibrio al di sopra di un ancoraggio, cioè in un punto con un fattore di caduta >1 (cosa da evitare!), perciò tensione e concentrazione si accumulano per assicurare la massima presa evitando ogni minimo passo falso. Alla fine la soddisfazione è tanta, però per non farmi condizionare troppo da fattori esterni ho accuratamente evitato di guardare il burrone in basso durante l'ascesa!
Verso le ore più calde del pomeriggio il sole comincia ad essere veramente un problema, ma con il mio cappello da avventura (rigorosamente sopra il casco di protezione) riesco a ripararmi un pò...
Alla faccia del caldo, comunque, continuiamo ad arrampicarci come lucertole al sole ed anche i 2 neo-arrampicatori cominciano a prenderci gusto.
Falcioni èun'ottima palestra di roccia, da affrontare però con temperature un pò più fresche!

sabato 17 maggio 2008

Grotta del Fiume - Lo Stretto di Panama

Di sicuro non si tratta della scoperta più importante e sensazionale legata alla Grotta del Fiume di Genga, però se non altro è l'ultima in ordine di tempo: il GSS ha trovato un nuovo passaggio, battezzato "Stretto di Panama", che collega il ramo del Lago di Lochness con la Sala Pancho Villa.
Le prime "esplorazioni" sono cominciate alcuni mesi fa, a partire dal primo tentativo di Gianfranco fino alla "traversata" compiuta da Chicco... peccato solo che l'illusione di aver compiuto una grossa scoperta speleologica sia durata pochissimi istanti: appena superata l'angusta strettoia (con una scomoda sezione longitudinale a "V") il nostro esploratore si è trovato davanti il caposaldo topografico 17 del vecchio rilievo!
Ad ogni modo si tratta comunque di un nuovo utile collegamento, grazie al quale verificare il corretto allineamento dei due rami tramite un nuovo rilievo topografico di controllo.
La campagna di misure è cominciata oggi, con una prima squadra d'assalto composta anche da Roberto, Simona, Mattia e Giovanni.
Durante l'avvicinamento abbiamo anche il tempo di fare qualche foto nella splendida zona del Rhinoceronte-Mexico: la testa dell'animale è un segnale più che evidente per orientarsi...
Questi ambienti sono anche caratterizzati da un proliferare continuo di concrezioni, di tutti i tipi, forme e colori.
Arrivati a Sala Sonora (che forse sarebbe stato più corretto nominare "Sala Insonora", visto la mostruosa quantità di fango che smorza tutti i suoni) comincia il vero lavoro. Armati di bussole di precisione, distanziometro laser, clinometro, matite e tabelle iniziamo a segnare i capisaldi lungo il percorso e a misurare le posizioni relativi tra 2 successivi.
In parole più povere, Mattia avanza e sceglie un caposaldo B, dal quale misura con la bussola l'angolazione rispetto al precedente punto A, sul quale io faccio stazione. Anche io misuro l'angolazione relativa tra A e B, in maniera da avere un controllo incrociato sui dati presi. Rileviamo anche la distanza e l'inclinazione tra A e B, utilizzando rispettivamente il distanziometro ed il clinometro.
Durante tutte queste letture Simona segna i valori su un'apposita tabella: al termine del rilievo (non certo oggi!) tutte le segnalazioni andranno elaborate per realizzare una poligonale chiusa, la vera spina dorsale del rilievo topografico.
Dopo qualche ora cominciamo a prendere dimestichezza con gli strumenti, però stoppiamo le misure prima della parte più complicata, cioè l'ultimo pozzo, che si sviluppa lungo un'ampia linea di faglia.
Scendiamo in ogni modo a farci un giretto nella Sala Villa, ampio ambiente caratterizzato dalle pareti scuro striate orizzontalmente dai precedenti livelli di falda. Una cosa veramente curiosa sono le colate bianche che coprono le lisce pareti marrone scuro: l'effetto è proprio quello di un enorme dolce di cioccolato fondente coperto da uno strato di cioccolato bianco fuso! Nel salone sono presenti anche tre laghi, uno dei quali incredibilmente profondo: le mie luci elettriche non riescono a penetrare la superficie blu intensa per raggiungere il fondo.
Concludiamo la nostra uscita intrufolandoci in un cunicolo laterale che porta al famoso passaggio "Panama", dove segnamo la via lasciando anche il logo del GSS.
La giornata si conclude con il rito della "lavanderia" al fiume...

A very spectacular part of the Frasassi cave complex: amazing concretions and shapes in the "Rhino chamber" and "Mexico Area".

sabato 10 maggio 2008

Il "lungo" SI di Carmen & Fabio

Oggi è arrivato un giorno bello ed importante: il matrimonio di Carmen e Fabio a Casoli.
E' sempre un piacere rivedere i "vecchi" compagni di università, soprattutto se è passato tanto tempo dall'ultimo incontro. Per la giornata di festa ci siamo radunati in massa: (in ordine rigorosamente alfabetico) Addolorata, Alessandra, Alessandro, Antonella, Antonio, Cinzia, Enrico, Giulia, Hannes, Luca, Ilaria, Massimo, Patrizia, Tommaso ed i piccoli Matteo e Lorenzo.
All'arrivo in Chiesa la prima sorpresa: alle 10.55 (il matrimonio è fissato per le 11) non c'è quasi nessuno! Dopo un pò di smarrimento generale a Cinzia viene il dubbio che si tratti della chiesa sbagliata, poi con molta calma cominciano ad arrivare altri invitati, poi lo sposo emozionato ed infine la bellissima sposa.
La funzione è piacevole ed anche celere, nonostante ci siano ben 4 celebranti: qualche "papera" durante la funzione non intacca la serietà del momento ed alla fine un lungo applauso conclude la messa.
A questo punto l'obiettivo primario degli invitati diventa il CIBO: tutti quanti siamo più o meno affamati ma quando raggiungiamo il ristorante alle 13.30 scopriamo che per il buffet dovremo attendere l'arrivo di Fabio e Carmen...
Con uno sforzo di meditazione zen controlliamo i morsi della fame ed alle 14.00, quando finalmente ci raggiungono gli sposi, diamo sfogo al delirio mangereccio buttandoci sull'ottimo buffet.
In questo momento comincia una lunga maratona a tavola che segnerà un tempo record, almeno per la mia esperienza. La tabella di marcia più o meno è la seguente:
14.00-14.45 buffet
14.45-16.00 antipasti (2)
16.00-17.30 primi (2)
17.30-19.30 secondi (2)
19.30-20.30 frutta
20.30-21.30 torta
21.30-22.00 caffè + ammazzacaffè
Sembra incredibile ma è tutto vero! Tra un piatto e l'altro, oltre ai canonici scherzi, l'animazione musicale suonava 3-4 canzoni (lenti, latino-americani, hit anni 70) e la gente ballava tranquillamente in mezzo alla "pista".
Insomma, alla fine della serata ritorniamo ad Ancona intorno all'1.00... però ne è valsa la pena!
Buon viaggio in Portogallo Carmen & Fabio!

sabato 3 maggio 2008

Balza dell'Aquila - Monte Catria

Il richiamo del "nonno" Marco è stato troppo forte, perciò in questo lungo ponte del primo maggio riusciamo anche ad organizzare la prima forra dell'anno. La destinazione è vicina, sul Monte Catria, raggiungibile prendendo una sterrata sulla sinistra ad un bivio poco dopo il monastero di Fonte Avellana. Il nome "balza dell'aquila" deriva dalla coppia di rapaci chedomina questa zona particolarmente selvaggia, dove la presenza dell'uomo ètalmente rara che la "strada" che percorriamo è poco più di una mulattiera che mette a dura prova le macchine (Simona ne sa qualcosa...).
La giornata è splendida e visto che ci sarà poca acqua decidiamo di indossare solo i pantaloni della muta: si rivelerà una saggia scelta perchè già solo per fare i primi metri di sentieri la temperatura corporea va alle stelle!
L'avvicinamento è un pò desolante per quanto riguarda la prospettiva di "ruscellamento", infatti scendiamo su un letto quasi secco che però ha scavato nella roccia una bella scalinata.
Finalmente le pareti cominciano a stringersi ed il fosso si inforra, inizia cioèa scorrere in unasorta di canyon.
Marco arma in fretta il primo salto (15 m circa) e via via scendiamo tutti: Stefano, Barbara, Simona e infine Roberto in corda doppia.
Ho talmentecaldo dentro la muta che mentre scendo vado direttamente sotto il piccolo getto della cascata per farmi una doccia rigenerante, comunque l'ambiente è fenomenale.
Essendo un gruppetto poco numeroso avanziamo, anzi discendiamo spediti di armo in armo.
In una delle zone più belle e caratteristiche lo spicchio di cielo che ci sovrasta, rinchiuso tra le nude pareti di roccia, è dominio incontrastato degli uccelli:
...ma aspettate un momento: non sono le famose aquile, sono solo cornacchie! E per di più Barbara si diverte a fargli il verso, col risultato che quelle gracchiano ancora di più!
C'è ancora tempo per qualche altro salto,
un pò di riposo,
e poi comincia la parte più faticosa del percorso: la risalita del sentiero per uscire dal canalone del torrente.
Questa forra è piacevole e scenografica, ma anche se non può essere minimamente paragonata a quelle del nord Italia ci lascia un monito importante. Una targa apposta al termine, infatti, ricorda l'incidente mortale avvenuto 20 anni fa, in cui perirono 2 alpinisti: MAI sottovalutare quello che si sta affrontando.

sabato 26 aprile 2008

Il ponte delle 4 "A"...

Nonostante l'accordo sia stato raggiunto all'ultimo minuto, in occasione del ponte del 25 Aprile quest'anno siamo riusciti ad organizzare addirittura un'uscita di 2 giorni, con pernottamento a casa di Matteo. La mini vacanza è stata casualmente incentrata sulle 4 "A": Ascoli Piceno, Arquata del Tronto, Acquasanta Terme ed Acquaviva Picena.

25 Aprile
La giornata inizia in maniera promettente, all'insegna del sole e del caldo. Cerchiamo di organizzarci al meglio per non prendere troppe macchine, così alla fine io e Niki facciamo da autisti agli altri 8 partecipanti (Matteo, Sara, Daniele, Baldo, Manuela, Marika, Tizio e Silvia).
Per fortuna non incontriamo troppo traffico lungo la strada ed in poco più di un'ora arriviamo ad Ascoli. Da bravi turisti cominciamo il nostro tour a piedi, con panini ed acqua nello zaino, guidati da Matteo per il centro storico. Vista l'ora iniziamo ad essere più interessati alle olive all'ascolana che vendono ad ogni angolo della strada piuttosto che ai vari monumenti...
Dopo pochi minuti di visita, raggiunto un cortiletto vicino Piazza Arringo circondato da piante e busti di personaggi più o meno famosi, dico a Niki che è ora di fare una foto "idiota"... lui mi guarda un pò perplesso e poi mi risponde: "No, dai, perchè devo fare sempre io le figure di... (improvvisa occhiata verso uno dei busti) ...va bè, me lo limono!" e detto fatto!
Proseguiamo il tragitto ma non facciamo in tempo ad arrivare a Piazza del Popolo, cuore della città, che ci fermiamo nel chiosco della rosticceria "Migliori" per goderci 20€ di olive all'ascolana e crocchette di patate e formaggio... deliziose!
Alla fine raggiungiamo la Piazza, molto graziosa e pulita:
Tanto per rimanere in tema culinario c'è anche il tempo per un pò di frutta, grazie alle fragole di Sara e Manuela...
Il tour prosegue attraverso le vie di Ascoli, incontrando lungo il sentiero i resti delle vestigia romane (in primis l'anfitatro)
e gli edifici storici e chiese più recenti.
I km cominciano a farsi sentire ma ancora la giornata è lunga, perciò andiamo a visitare Arquata del Tronto, un borgo medioevale a mezz'ora di strada.
Il villaggio è caratterizzato da ripidi tornanti e da vicoli stretti, ma il paesaggio è dominato dalla fortezza che sovrasta tutto il territorio.
La visita guidata comincia proprio quando arriviamo e durante il tour una ragazza ci spiega che questa fortificazione era completamente scoperta, senza alcun soffitto se non quello del Maschio (alto 24 m). Visitando la torre minore (12 m) e gli altri camminamenti scopriamo la storia della principessa rinchiusa nella rocca e soprattutto una delle leggenda locali. Sullo sfondo della Rocca, infatti, svetta il Monte Vettore, sul cui fianco si apre l'imponente antro della Grotta delle Fate. Come ci spiega la nostra guida, il nome deriva dalle presunti "abitanti" della cavità, che solevano andare a divertirsi la sera nei paesi della vallata. A questo punto della narrazione io faccio un sorrisino e la guida subito mi ammonisce: "No, non è quello che pensi tu! Poi te lo spiego...". La ragazza continua spiegando che le Fate si divertivano ballando e cantando, ma poi prima dell'alba tornavano indietro correndo incredibilmente lungo i fianchi scoscesi. Quando un contadino osò seguirle, capì il motivo di tanta agilità: le gambe delle creature erano zampe pecorine! E a questo punto quasi sbroccavo dal ridere... comunque alla fine la Sibilla, avendo scoperto che il segreto delle Fate era stato svelato, mandò una frana sugli abitanti dei paesi.
Dopo quest'altra interessante visita si è fatta l'ora di andare a casa, o meglio di passare a lasciare i bagagli nell'abitazione di Matteo per poi andare a cenare a San Benedetto (per l'occasione ci raggiungono anche Save e Marco).
Dopo una cena luculliana a base di pesce nel ristorante "L'arco", caratterizzato dal pittoresco proprietario che interrompe spesso ilpasto perraccontare delle spassosissime barzellette, il tempo comincia a fare scherzi ed alla fine ripartiamo tutti: io, Sara, Daniele e Baldo andiamo a dormire da Matteo per l'escursione di domani, tutti gli altri tornano a Falconara.

26 Aprile
La pioggia caduta a sprazzi nella notte si è dissolta, però il tempo sui monti non sembra molto promettente...
Iniziamo la giornata subito pensando al cibo (tanto per cambiare!): prima con una bella colazione al bar, poi comprando la pizza per il pranzo nel forno sotto casa.
L'escursione in programma, tratta dalla guida CAI, comincia nelpaese di Umito e si chiama "Nastri d'argento tra il verde", ma ben presto scopriamo che il sentiero è poco evidente e spesso percorribile più che altro dai cinghiali!
Complice il tempo che continua a minacciare pioggia, ci accontentiamo di vedere una cascatella
e di pranzare lungo la sponda di un torrente.
Il trekking oggi finisce qui, per il resto della giornata faremo i turisti tranquilli.
Dopo una visita all'abitato di Acquasanta Terme, scegliamo l'ultima meta di questo "ponte": la fortezza di Arquata del Tronto.
Questa cittadina è più o meno lungo la strada del ritorno a casa e merita senza dubbio una sosta, non tanto per la bellezza dell'imponente fortezza (ben restaurata), quanto per il panorama che spazia dal mare alle montagne.

Anche se alla fine siamo stati fuori solo 2 giorni, i bei posti visitati sono stati tanti, così come i km macinati a piedi!

domenica 20 aprile 2008

Buco Cattivo - La prua del Titanic

Devo dire che questo post si sarebbe potuto anche chiamare "Chiare, fresche e dolci acque"... ma andiamo per ordine!
Il tempo vola e siamo già arrivati al termine del Corso di Speleologia 2008, con uscita finale al Buco Cattivo di Genga.
Come al solito il gruppetto è abbastanza numeroso: oltre alle nuove leve Stefano, Mattia, Simone, Giovanni, Lorenzo e "Francesco", ci sono gli Aiuto-Istruttori Luca, Michela, Chicco, Butcher, Alessia, Lorena, Emanuele, Lello, Marusca e Simona.
Appena arrivati non so se essere contento o meno per le condizioni meteo: da una parte il bel sole mattutino mette indubbiamente di buon umore, dall'altra però il caldo comincia già a farsi sentire e ci attende il lungo e ripidissimo sentiero di avvicinamento. Alla fine, come volevasi dimostrare, dopo una marcia di 30/40 minuti arriviamo grondanti di sudore all'ingresso Fiorini... praticamente già stanchi prima di entrare!
Senza perdere altro tempo indossiamo tutta l'attrezzatura ed alle 10.00 entriamo scaglionati a gruppetti, con Michela e Francesco in testa per armare con due vie parallele i 30 m del Pozzo delle Ruspe.
In poco tempo ci diluiamo un pò tutti lungo il percorso ed io accompagno senza grossi problemi Mattia in discesa attraverso i vari scivoli, cunicoli e meandri. Non posso non citare i passaggi più gustosi, ovvero l'angusto budello della "tecnica" ed i traversi sospesi dei "canaponi":
Quando arriviamo nella Sala Merloni è passato da poco mezzogiorno e troviamo ad attenderci Michela, Francesco e Simone, impazienti di trovare qualche altro compagno di avventura per proseguire oltre il Lago, verso la parte terminale.
Dopo un pò di esitazione sul da farsi facciamo due conti sui tempi di percorrenza e stabiliamo come orario limite per iniziare il ritorno le 14.00: in un paio d'ore, proseguendo spediti, possiamo arrivare tranquillamente oltre Sala Rinaldi, fino alla magnifica roccia a forma di prua del Titanic.
Si può dire che forse il bello della grotta comincia adesso: il guado del grande Lago è un'esperienza che dà sicuramente emozioni contrastanti, perchè il disagio per il freddo dell'acqua è sovrastato dalla bellezza della galleria semi-allagata che si deve attraversare.
Quest'oggi ho l'onore di partire per primo, così che davanti a me ho una distesa di acqua cristallina che dopo il mio passaggio si intorbidirà per il fango smosso e resterà marroncina per giorni.
Superato lo shock iniziale per il freddo pungente sulla pelle, avanziamo costeggiando la sponda destra del Lago (non bisogna MAI passare in mezzo, perchè lì il livello d'acqua e di fango è maggiore!) appigliandoci alla buona sulle concrezioni per cercare di tenerci più "sollevati" possibile, anche se in realtà con una profondità di circa 1,2 m è piuttosto difficile restare asciutti.
Dopo più di 150 m, conquistata l'altra sponda cerchiamo di darci una ripulita perchè la fine sospensione di fango argilloso si è insinuata ovunque, sicuramente però questa volta è andata meglio della precedente avventura all'Anello dei Rover!
Anche i due corsisti sono entusiasti della traversata, ed ancora non sanno che più avanti ci attendono ambienti unici ed incredibili.
Percorse poche decine di metri, infatti, ci si immette nella imponente Sala Franosa, le cui dimensioni si riescono appena a percepire al chiarore delle nostre fiammelle: a parte la lunghezza di circa 160 m (una volta e mezzo un campo da calcio regolamentare), quello che più impressiona è la grandezza dei blocchi franati dal soffitto che riempiono la parte bassa della galleria. In particolare bisogna superare un ammasso roccioso unico, grande più o meno come un bilocale, adagiato inclinato con le lunghe concrezioni quasi in orizzontale, che in alcuni tratti usiamo a mò di gradini!
Continuando la nostra "passeggiata" arriviamo nella Sala Rinaldi, famosa per il vecchio accampamento e per un mini-presepe allestito al centro.
Ormai siamo vicini alla nostra meta, proseguendo verso il fondo ci sono un paio di risalite da affrontare per poi trovarsi improvvisamente davanti un'alta formazione rocciosa bizzarra, battezzata "la prua del Titanic".
Questo ambiente dal pavimento piatto presenta una biforcazione a "Y" ed incredibilmente la roccia che separa le due vie (destra e sinistra) è molto liscia, simmetrica e con una silhouette affusolata molto simile alla prua del famoso transatlantico.
Purtroppo senza un'adeguata illuminazione con più punti luce e senza un obiettivo grandangolare (comunque 1000 grazie a Mattia per la macchina digitale!) non è possibile immortalare degnamente questa formazione, comunque l'aspetto che si percepisce immediatamente è quello di trovarsi proprio davanti al celebre transatlantico. Un piccola inquadratura montata a collage per rendere meglio l'idea:

La suggestione è sicuramente accresciuta dall'altezza di questo ambiente, le cui pareti verticali raggiungono i 20-30 m!
Come se già questo non bastasse, l'intero lato sinistro della sala è coperto da una colata di concrezioni bianche a tutta l'altezza...
...purtroppo le parole e le immagini non rendono giustizia a questi luoghi.
Dopo esserci goduti questo bel panorama cominciamo a tornare indietro con una puntualità quasi svizzera: sono le 14.20! Io comincio ad avere una certa fame e la cioccolata offerta da Mattia non fa che aumentarla, ma come ci insegnano da bambini non possiamo mangiare prima di fare il bagno.
Arrivati in prossimità del Lago cominciamo a sentire delle voci... allucinazioni per la fame?? In realtà appena arrivati sulla sponda incrociamo Chicco, Michele e Lorenzo, anche loro intenzionati a fare un giretto dalle parti di Sala Rinaldi.
Li salutiamo mentre ci re-immergiamo nell'acqua fredda e ormai completamente torbida, ma stavolta almeno la senzazione di gelo sulla pelle è minore.
Tornati a Sala Merloni finalmente possiamo cambiarci (che sollievo indossare una maglia calda e asciutta) e soprattutto mangiare.
Mancano ormai poche centinaia di metri prima di tornare all'aperto, ma in salita ce li dovremo sudare uno per uno!
Anche in questa occasione non incontriamo particolari problemi nella progressione, di sicuro però i corsisti si sono accorti che in salita in cunicolo della "tecnica" (largo al massimo 50 cm) non è proprio amichevole!
Alle 18.30 finalmente torniamo in superficie, stanchi ma molto soddisfatti. Vista l'ora c'è tutto il tempo per una bella cenetta "leggera" (pappardelle al conghiale, gnocchi ai 4 formaggi, grigliatina, insalata e patatine fritte!) con gli altri.
E' stata una piacevole uscita ben riuscita, devo fare poi i miei complimenti a Stefano che nonostante non ami le strettoie e gli ambienti stretti ha affrontato la "tecnica" con serenità e senza aiuto (a parte qualche imprecazione!).