Knowledge is good only if it is shared - La conoscenza è positiva solo se è condivisa

sabato 9 giugno 2007

Grotta di Monte Cucco - Fondo Miliani

Con la Grotta di Monte Cucco armata fino alla base del Miliani non potevamo farci sfuggire l’occasione di toccare il fondo (il mio primo fondo!), così dopo un po’ di giorni per metterci d’accordo ed organizzarci riusciamo a stabilire la data della grande spedizione: il giorno è finalmente arrivato!

L’incontro con tutti i partecipanti è al bar a Sigillo, giusto in tempo per fare una bella colazione, chiacchierando davanti a pasta e cappuccino. L’alone di segretezza che doveva circondare la nostra missione si infrange subito, visto che il barista capisce immediatamente che andremo in grotta!
Una volta scoperti, decidiamo di non perdere altro tempo e di raggiungere al più presto la grotta per la nostra furtiva incursione.
Arrivati in vetta, però, ogni altra speranza di passare inosservati si dissolve definitivamente: scopriamo infatti che il parcheggio a Pian di Volo è più affollato di una sagra paesana perché oggi ci sarà un raduno nazionale di aeromodellismo…
Ci cambiamo, prendiamo tutta l’attrezzatura ed arriviamo all'imbocco: alle 10.15 siamo al Salone Margherita, pronti per iniziare l’avventura.

Superiamo velocemente la turistica e deviamo verso i Laghetti Terni: questa volta l’acqua è veramente bassa ed i gustosi passaggi in opposizione sono solo un ricordo dell’uscita del 28 Aprile… peccato.
Seguo il Segretario che fa strada e proseguiamo spediti verso i primi “pozzetti”: Birone, Perugia, Salti del Baratro… con le corde doppie arriviamo in fretta al Salone Saracco, così approfittiamo della prima sosta alle 11.15 per mangiare qualcosa. In vista del vero sforzo che inizierà di qui a breve, faccio il pieno di energie con pizza, cioccolata ed immancabile Red Bull.
Dopo qualche minuto ci raggiunge solo il Presidente: Barbara, Alessia e Lello si dirigeranno verso il ramo Unabomber, i temerari che approderanno alla spiaggetta del fondo Miliani saremo noi tre.
Adesso il gioco si fa serio, siamo sulla sommità di tre Signori Pozzi: Pozzo del Gitzmo (173 m), P X (102 m, con un tiro unico di circa 80 m) e Pozzo Miliani (83 m).
Io sono sicuramente quello più titubante e dubbioso dei tre, anche perché fino ad 80 giorni fa non sapevo cosa fosse un croll o un discensore, e adesso sono nel bel mezzo di un’uscita speleologica di tutto rispetto!
Decidiamo l’ordine di discesa: il Cuccolo in testa, poi io e Roberto in coda.
L’inizio non poteva essere dei migliori, visto che Luca decide sapientemente di affrontare il traverso che porta sul Gitzmo calandosi con un mezzo barcaiolo… peccato solo che al momento di montare il discensore si ritrova bloccato con il moschettone di rimando impegnato. Per liberarsi monta pure la maniglia, ovviamente giusto in tempo per rimanerci “impiccato” un paio di volte prima di riuscire a sganciarla!
Lo prendiamo giustamente per il culo, ma dopo un paio di minuti si può partire per davvero. Il Gitzmo si scende che è un piacere ed in un baleno arriviamo al Terrazzino dei Brividi: una rapida occhiata per controllare le tette d’argilla e la mia firma dell’ultima uscita (sono ancora al loro posto!) e si prosegue verso il basso.
Luca scende giù gasato e contento come un bambino ed i suoi urli di soddisfazione ci anticipano i passaggi più belli.
Alla base del Gitzmo c’è giusto il tempo di riprendere fiato perché il P X con il suo temibile tiro da 80 m è proprio dietro l’angolo…
Continuiamo a discendere con lo stesso ordine e dopo qualche frazionamento il Segretario grida: “la corda è pesante!”… è il segnale che siamo giunti al frazionamento critico!
Io mi appendo comodo poco sopra e cerco di illuminare lo spazio intorno: la voragine è immensa, l’ambiente è alto, largo e profondo. Dopo un po’ di tempo finalmente ho il segnale di corda libera e mi avvicino alla partenza: a prima vista il frazionamento è facile, l’attacco è un bel coniglio sospeso, però non riesco a non pensare che sotto di me ci sono 80 m di vuoto… non posso che provare un certo timore reverenziale.
In questi casi, visto che il discensore viene pericolosamente inclinato dal peso della corda di valle, conviene tenere il moschettone di rimando attaccato direttamente a quello del discensore, per evitare pericolosi incastri. Un altro problema pratico però è come fare la chiave di bloccaggio con la corda che non solo è pesante, ma anche viscida e scivolosa per il fango. Prima di adottare lo stesso metodo che avevo sperimentato al Chiocchio (corda tenuta coi denti!) faccio un piccolo occhiello e riesco a usarlo per sostenere il peso della fune. Fatta la chiave, la guardo bene prima di affidarle la mia vita: è tutto storto, con il peso della corda i vari pezzi sono tirati in maniera strana… non ci penso due volte, smonto tutto e ricomincio da capo fino ad essere soddisfatto del lavoro!
Ma il bello (o il brutto) deve ancora arrivare, infatti una volta sciolta la chiave, proprio al momento di cominciare la discesa, ho paura che tutto quel fango mi faccia prendere troppa velocità… così mi calo molto lentamente usando entrambe le mani per far scorrere la corda senza farla scivolare. Non vi dico alla fine il sollievo dopo aver messo il piede per terra!
Anche qui non ci dilunghiamo troppo e prendiamo la via fangosa che porta ai due pozzi terminali: al bivio ci manteniamo sulla destra, a sinistra invece si prosegue per il Franco.
Lo scivolo che porta alla bocca del pozzo non va sottovalutato: la galleria inclinata è molto larga e ricoperta da uno strato uniforme di fango abbastanza compatto e molto scivoloso. Per fortuna c’è una specie di via incisa nell’argilla, ma se si scivolasse fuori dal “sentiero” si finirebbe proprio nella voragine del Miliani…
Procediamo, è il caso di dirlo, con i piedi di piombo e con le unghie pronte per aggrapparci al fango, per fortuna arriviamo senza problemi alla corda e scendiamo rapidi l’ultimo pozzo.

Alla base l’ambiente è grande (nel fondo ci sono anche dei pesi da sub!) e finalmente possiamo sederci per fare un’altra pausa e soprattutto un altro spuntino, visto poi che sono le 12.30.
Da questo punto in poi dovrebbe cominciare l’angusto meandro che conduce al fiume sotterraneo ed al fondo vero e proprio, ma nella planimetria non si capisce bene da che parte della sala si imbocca la via. Lasciati gli zaini, Roberto e Luca si dirigono “a naso” verso il punto più basso della sala, però il cunicolo dove si infila il Presidente chiude immediatamente, probabilmente in una latrina! Torniamo verso il centro della sala e ripenso alle indicazioni che ci hanno dato Lello e Michela: “bisogna cercare una corda che sbuca in mezzo ai massi di frana, più o meno tenendosi sulla destra…”
Detto fatto, ecco il cordino che sparisce in una piccola apertura tra i sassi: chiamo gli altri e mi infilo di corsa nella fessura. Oddio, non proprio di corsa, visto che c’è talmente poco spazio che rimango incastrato prima con l’Ariane, poi col discensore, infine col casco. Anche al di sotto della frana il passaggio si mantiene molto angusto, però si sente il rumore impetuoso del fiume sotterraneo che ci guida verso il fondo.
Arrivo in poco tempo ad una congiunzione con un ramo che da sinistra porta l’acqua e forma una prima cascata sotto di me: si disarrampica bene, anche per una schiappa come me, e mentre aspetto gli altri scatto qualche foto. Proseguiamo lungo la piccola forra con l’acqua sotto di noi (per fortuna il rumore è forte ma la portata è decisamente bassa): il cunicolo è pieno di strettoie e passaggi tra spuntoni appuntiti.
Si passa poi sotto un’altra cascata, si fanno altri cunicoli ed alla fine, sbucando di fianco ad una terza cascata, si arriva nella splendida saletta con laguna e spiaggetta!
L’entusiasmo è alle stelle e cominciamo a fare un po’ di foto per immortalare il momento…







Si riparte verso il basso per l’ultimo tratto della forra, con Luca che segue il rigagnolo d’acqua che dopo pochi metri sparisce in una piccola apertura sulla destra del cunicolo. Proseguiamo quindi all’asciutto ed arriviamo alla saletta terminale, il vero fondo Miliani: è un ambiente basso e pieno di fango, sicuramente “l’approdo turistico” con laghetto e spiaggia è molto più suggestivo! Foto di rito anche qui…
…e si può cominciare la risalita, orgogliosi, gasati e soddisfatti per quello che abbiamo appena visto. Devo ammettere che in salita il meandrino terminale è molto meno entusiasmante che in discesa… soprattutto il primo pezzo, quello con la corda che sbuca nella frana ai piedi del Miliani, è veramente tosto, da fare arrampicando in un budello contorto con minimi spazi di manovra. Dopo vari smadonnamenti sgusciamo fuori e ritorniamo agli zaini, sono ormai le 14.30.
Riprendiamo fiato, mi scolo quasi tutta l’acqua e decidiamo l’ordine di risalita: questa volta vado in testa io, seguito dal Presidente e dal Segretario in coda.
Alle 14.45 mi attacco alla corda e comincio a pedalare… l’umore è alto, il ritmo buono, anche se mi rendo conto di avere davanti 700 m di dislivello!
Procedo immerso in una nuvola di vapore ed i primi cedimenti li ho, guarda caso, al P X: la corda del tiro da 80 è infatti spaventosamente elastica in partenza e quasi completamente tesa dopo la prima metà (infatti, una volta recuperato l’allungamento, la fune si ritira incastrandosi sulle rocce) e la fatica comincia a farsi sentire sotto forma di simpatici crampi alla gamba destra ed alle braccia. Non contento, scopro anche che con la gamba sinistra sono impedito e la pedalata mi viene da schifo… alla fine mi fermo appeso come un salame a fare stretching prima di poter proseguire normalmente.
Passa il tempo ed inizio ad affrontare anche il Gitzmo… a questo punto però sopraggiunge una terribile sete: prima di scendere avevo lasciato una bottiglia di integratori ed un’altra Red Bull sopra l’attacco del Gitzmo… porco cane, non potevo lasciarle più in basso???
Salgo a fatica con la bocca secca e Roberto che dietro mi grida di non correre troppo… ma a parte le pause-stretching vado spedito per arrivare alle bevande…
Finalmente risalgo tutto il pozzo ed alle 17.15 posso finalmente bere!!!
Mentre aspettiamo Luca comincio ad avere freddo, così ormai dissetato e ricaricato dalla seconda Red Bull della giornata riprendo la salita, stavolta con un ritmo molto tranquillo.
Ci ricompattiamo al Pozzo Perugia, sono così stanco che non provo nemmeno ad arrampicare il Birone, ma ormai la salita è finita!
C’è giusto il tempo di una bella caduta nei laghetti Terni (prima il Presidente, poi io) e via diretti all’uscita, con il Cuccolo che si trattiene per lavare l’attrezzatura.
Alla base della scala guardo finalmente in alto e non credo ai miei occhi: c’è parecchia luce, vuol dire che siamo stati veramente veloci… infatti arriviamo alla macchina alle 19.45, un RECORD!
Dopo un po’ ci raggiungono in auto Barbara, Alessia e Lello (dopo aver raggiunto il fondo dell’Unabomber loro sono già stati a mangiare) e poi il Cuccolo, mezzo assiderato dopo aver fatto la lavandaia nei laghetti.
La spedizione si conclude a Sigillo, davanti ad una bella birra fresca (un orzo caldo nel caso del semi-assiderato Luca) a raccontarci le peripezie della giornata.

In estrema sintesi: un’impresa faticosa, uno scenario spettacolare, una soddisfazione immensa!

martedì 1 maggio 2007

Sirolo - 1° maggio 2007

Visto che le previsioni meteo non sono promettenti, soprattutto nell'entroterra, abbiamo dovuto rimandare l'uscita al Monte Nerone, ripiegando per un'uscita più semplice e soprattutto vicino casa: la destinazione è la spiaggia dei Sassi Neri di Sirolo... partendo dall'ex Convento dei Camaldolesi in vetta al Conero!
I convocati sono Baldo, Niki, Manuela, Marika, Grio, Sara, Daniele e Salvatore, l'appuntamento è per le 11.00 ed anche se sono previsti miglioramenti la mattinata non si presenta proprio bene: il cielo è grigio e cade qualche goccia di pioggia. Tanto è bastato per far desistere Sara e Daniele. Noialtri stoicamente andiamo avanti: visto che non abbiamo nessuna fretta ci fermiamo al Coppo per la colazione. Tempo due minuti (120 secondi, corrispondenti al tempo netto in cui Baldo divora pastarelle caffè e paia) ed il cielo si apre, rivelando finalmente un bel sole caldo.
Montiamo di corsa in macchina e filiamo verso il Conero: a quanto pare non siamo gli unici ad aver rischiato di prendere l'acquazzone ed i parcheggi scarseggiano. Arriviamo all'imbocco del sentiero (bel panorama) e le cugine già fiottano... bene!


La discesa verso Sirolo è semplice e senza nessuna difficoltà, però è sempre meglio avere ai piedi delle scarpe da trekking comode e con un buon grip... come h afatto Niki, che ha deciso di affrontare il Conero con ai piedi delle Hogan da 200€ a suola liscissima, praticamente delle gomme slick!


Arrivati alla pineta di Sirolo ci appare una visione manzoniana: Grio incede solo e ramingo leggendo un libro sulla topografia antica, un pò come Don Abbondio col suo breviario prima di incontrare i Bravi!


Non c'è nemmeno il tempo di comprendere certe cose che già siamo in spiaggia: siamo stati veloci, ma dobbiamo ancora andare verso la nostra meta, cioè la zona dei sassi neri. Avanziamo ancora qualche minuto sulla battigia e poi ci fermiamo poco prima della zona HOT: incredibilmente nonostante la pioggia della mattina c'è già un nudista! Marika e Manuela mostrano energie infinite e vorrebbero proseguire oltre, ma la maggioranza vuole fermarsi qui.





Si mangia, faccio un pò di "stoning", rubiamo le scarpe di Manu, scattiamo qualche foto e poi si riprende la strada verso le macchine: il sentiero che in discesa sembrava filare liscio com el'olio, in salita si tramuta in una processione. Sosta al bar, sosta sulle scala, sosta davanti al ristorante, sosta per la pipì... un vero calvario, tant'è che arrivati al cimitero di Sirolo ci domandiamo se sia il caso di abbandonare qualcuno/a!


Comunque alla fine riusciamo a tornare in vetta senza perdere pezzi per strada, facciamo un'altra pausa al bar e ripartiamo verso casa: come ripiego non è stato niente male!

domenica 29 aprile 2007

Grotta di Monte Cucco - Terrazzino dei brividi

Dopo qualche incertezza iniziale l’uscita alla Grotta del Monte Cucco finalmente può avere inizio: l’appuntamento è per le 16.30-17.00 a Pian di Volo, perciò calcolando il “fattore di ritardo” i falconaresi possono partire alle 15.30 con poco metano a bordo. Puntualmente durante il viaggio arriva la conferma dai ragazzi di Senigallia: “scusate, ma a causa di problemi tecnici abbiamo una mezz’oretta di ritardo”. Perfetto, giusto il tempo di fare rifornimento a Fabriano!
Arriviamo a Pian di Monte praticamente nello stesso momento degli altri; mentre ci cambiamo Pippo adocchia la mandria di cavalli e comincia ad avere una certa idea…
Senza perdere tempo ci cambiamo, carburiamo e partiamo alla volta dell’imbocco: durante l'avvicinamento mi rendo subito conto che in realtà saranno ben pochi i turisti che arriveranno fin qui. Il sentiero è un po’ lungo, è esposto alle intemperie e nella parte finale cammina a mezzacosta su un pendio con giusto qualche paletto sbilenco ed un “filo interdentale” come unica protezione.
Alle 18.30 entriamo dall'ingresso alto pronti per la Grotta.

Dopo un tratto iniziale in discesa, passaremo infatti attraverso la Galleria dei Laghetti!
A prima vista i passaggi non sembrano molto difficili, basta farli in opposizione allargando le gambe… ma le donne sono le più perplesse, temono di fare un bel bagno.
Pippo guida il gruppo e mostra la via, ma lui ha le gambe lunghe e le pulzelle devono trovare altri appigli. Io sono in coda ma quando sento un bel tonfo nell’acqua capisco che c’è stato il primo tuffo nel laghetto. La giuria è pronta per il giudizio: Valentina ha perso un appiglio ed è finita con solo uno stivale in acqua… poca roba, voto 3.

Continuiamo il cammino ed all’improvviso per i cunicoli si diffonde un poderoso “SDONG”… alzo gli occhi e faccio in tempo a vedere Simona che cade in piedi all’indietro: ha appena dato una testata contro una concrezione bassa ed ha perso l’equilibrio, proprio come nei cartoni animati! Ci avviciniamo preoccupati ma per fortuna il casco ha fatto il suo dovere, lei si rialza subito e possiamo proseguire.
Finalmente arriviamo al primo pozzo, quello del Birone, dove Pippo consiglia di calarsi col discensore montato a “C”. Luca invece convince me e Daniele a prendere la via più veloce: scendiamo disarrampicando contemporaneamente tutti e 3 ed in un batter d’occhio raggiungiamo gli altri.
Continuiamo a scendere abbastanza lentamente, o meglio ce la prendiamo con molta calma, così ne approfitto per mangiare ad ogni pausa: forse ho fatto più spuntini che frazionamenti!
Affrontiamo il Pozzo Perugia (bello, peccato che la corda non mi scorre sul discensore) ed i Pozzi del Baratro, fino ad arrivare al Salone Saracco.

Manca poco al Pozzo del Gitzmo, c’è solo un passaggio stretto che ribattezzo “Budello budelloso” perché è stretto, storto e ti fa maledire di avere lo zaino.
Superato l’ultimo ostacolo siamo però vicini alla meta: eccoci sulla cima del Pozzo del Gitzmo, dove possiamo sentire le voci degli altri, gli armatori, che si trovano a metà.
Solo più o meno le 21.00 ed è ora di cenare, anche se io in realtà ho quasi divorato tutte le mie provviste durante la discesa: mi è rimasto però l’asso nella manica… la Red Bull!
Facciamo acqua e carburo e c’è già il primo abbandono: Daniele è un po’ stanco e durante le attese in discesa si è pure infreddolito, quindi lui e Pippo (che sta ancora elaborando una certa idea…) tornano indietro.
Dopo i saluti procediamo verso il Pozzo: non male, è veramente largo e profondo, la corda nuova da 9 mm scivola che è una meraviglia ed i frazionamenti sono comodi.

A metà strada incontriamo e salutiamo Alessia e Lello (fra poco loro risaliranno) e più avanti arriviamo al Terrazzino dei Brividi, dove ci aspettano Michela e Francesco.
Ci fermiamo a fare 4 chiacchiere sul terrazzino e scopriamo che da buon abruzzese Francesco si è portato dietro la griglia e 70 arrosticini freschi… un ottimo motivo per risalire in fretta!
C’è anche una bella mostra di Arte Speleologica: bassorilievi e figure in argilla ornano un lato del terrazzino, rivelando anche all’osservatore più inesperto qual è il pensiero fisso degli speleologi (e speleologhe) durante le introduzioni nei buchi neri...

In una parete a lato lascio anch’io la mia firma in rilievo nel fango e mentre gli altri cominciano a risalire c’è il tempo per un altro autoscatto sul davanzale del terrazzino…

Chissà se l’espressione della Faggi era dovuta al pensiero degli arrosticini o alle “statuette” di fango che aveva appena visto…

Come sempre in risalita sono un generatore di vapore e inizio a “fumare” come un bagno turco: visto che sono abbastanza sudato, per non raffreddarmi troppo nelle attese alla base dei pozzi supero le fanciulle e mi accodo a Michela e Francesco.
Procediamo tutti più o meno alla stessa andatura, dietro di me c’è Veronica e rimaniamo praticamente a vista fino alla base del Pozzo Perugia.
Da questo punto in poi io procedo verso l’uscita con Michela e Francesco, tanto gli altri sarebbero usciti pochi minuti dopo noi.
Arriviamo all'uscita in fretta:non c’è vento ed un bel panorama notturno ci aspetta, col cielo stellato che sovrasta le vallate ed i paesini. Mentre gli altri due proseguono verso il parcheggio io decido di aspettare il gruppetto (Simona ha le chiavi della mia macchina) lì all’ingresso, tanto sarebbero usciti dopo poco tempo… così almeno credevo!
Passano i minuti e degli ultimi grottaroli non c’è traccia… riesco solo a sentire lo stillicidio dell’acqua che proviene dalla galleria. Sento poi un forte “FLAP FLAP” molto vicino: che sia Butcher-Batman che ci ha raggiunto? No… è solo un grosso pipistrello che probabilmente non gradisce la mia presenta davanti all’imbocco della grotta.
Continuano a passare i minuti, ad est il cielo si schiarisce ed ancora non c’è traccia degli altri… ma che diavolo staranno facendo??
Solo soletto mi godo la vista dell’alba e della nebbia mattutina che dalle valli risale sulle colline… bello, ma dopo un po’ rompe i coglioni, anche perché inizio ad avere freddo e devo saltellare e ruotare le braccia per scaldarmi!
Finalmente dopo “solo” un’ora e mezzo di attesa arrivano gli altri: avevano sbagliato strada!

Riusciamo infine a scendere verso le macchine con la luce del giorno (sono quasi le 6.00) e ritroviamo gli altri, con Pippo che ha passato tutta la notte sviluppando la sua idea fissa: COME CATTURARE UN CAVALLO E CUCINARLO ALLA GRIGLIA!

Vista la fame che abbiamo l’idea della griglia sembra proprio un miraggio, ma in realtà Francesco ci aspetta con le bruschette e gli arrosticini appena fatti… che spettacolo!

Il battesimo del Cucco è stato piacevole e la colazione alla brace è stata la degna conclusione di un bel sabato sera decisamente alternativo!

domenica 22 aprile 2007

Buco Cattivo - Anello dei Rover

Appuntamento (stramente tutti puntuali) alle 8.00 a S. Vittore da Evasio, gli avventurieri di questa domenica sono Uliano, Chicco, Luca, Cristian, Stefano, Butcher, Simona, Marusca, Annalisa ed il sottoscritto.
La destinazione è il “Buco Cattivo”, detto anche “Buco del Cazzo” per la piacevole passeggiata di avvicinamento (praticamente una scalata) e per le simpatiche sorprese all’interno (i meandri, le trappole di fango, il Lago…).
Entriamo in grotta alle 9.30 divisi per gruppetti, io scendo col Butcher che in progressione verticale si rivela un corridore a tutto gas, nel senso però che ogni 10m ha delle “perdite” fetide!
Arriviamo alla Sala Merloni ed avviene la prima trasformazione: da Uomo Radioattivo Michele diventa Lord Butcher e si prepara ad accogliere tutti quanti distribuendo the caldo per tutti. Peccato che non c’erano un po’ di zucchero e limone. Veniamo anche raggiunti da altri 3 speleologi che dichiarano di aver avvistato gli altri, dei quali abbiamo perso le tracce da parecchio tempo.
Dopo un po’ d’attesa (1h40min!) il GSS torna al completo ed Annalisa ha una trovata geniale: “facciamo pranzo così recuperiamo un po’ di energie” …peccato solo che dopo 15 minuti avremmo dovuto guadare il terribile Lago gelato. La convinciamo ad evitare una bella congestione e ci incamminiamo verso le Trappole di Fango. La tecnica della “camminata alla Gesù Cristo” (cioè correre e saltellare velocissimi per non affondare) e la speranza di mantenere l’interno degli stivali asciutto si infrangono dopo pochi metri, quando un sonoro “PLOFF” ci fa capire che non sarà una passeggiata e che se non vogliamo abbandonare gli stivali nella melma dovremo sudare parecchio!
Il Butcher ha pagato le conseguenze della tecnica della corsa veloce sbattendo il ginocchio contro una concrezione bastarda sommersa, non 1 ma ben 2 volte!
Andiamo avanti con gli stivali che ad ogni passo fanno “CIAF CIAF” ed arriviamo finalmente al Lago: cerchiamo di escogitare il modo migliore per non bagnarsi troppo, ci spogliamo (chi più, chi meno, chi integralmente, come Chicco!) e si va.
Il freddo non è un grosso problema, anche perché dopo due minuti di ammollo la pelle (e non solo) è completamente insensibile. Io e Stefano abbiamo parecchie difficoltà quando finiamo in mezzo al lago, dove non ci sono appigli e il fango è più profondo: gli stivali sono intrappolati nel fango e più uno si sforza di liberarli, più c’è il rischio di lasciarli lì. Stefano si mette a dare bracciate stile Ian Thorpe, io ad ogni passo devo immergere un braccio per sollevare gli stivali. Il bello è che mentre noi due fiottiamo e triboliamo come delle bestie, Simona dietro noi non sprofonda e cammina tranquilla e beata. Arrivati al termine del lago non vi dico cosa è uscito dagli stivali…
La tecnica migliorepernon sporcarsi, in ogni caso, èquella di Chicco: senza dubbio dopo la traversata era il più pulito di tutti!
Arriva il momento hot della giornata: le ragazze del gruppo si tolgono la tuta per cambiarsi… con tutto il fango che avevano addosso dovevamo organizzare un incontro di lotta (per me avrebbe vinto Marusca)!
Finito di pranzare nuova trasformazione: il Butcher tira fuori un passamontagna da sequestratore/terrorista e si cala nelle vesti di Batman, canzonato e sbeffeggiato da tutti!
Arriva il tempo dei saluti, ci separiamo ed io, Uliano, Chicco, Stefano e Simona ci dirigiamo al Ramo dei Rover. Il primo ambiente che troviamo è quello della grande Sala Franosa, che come dice il nome è pieno di massi da crollo: la cosa più impressionante è però un blocco unico, grosso come un monolocale, schiantato al suolo e con gli stalattiti inclinati su un fianco.
Andiamo avanti verso la Sala Rinaldi ed i Rover, trovando tra l’altro per la strada un presepe ed una mastodontica roccia a forma di prua di nave (sembra, a grandezza naturale, il relitto del Titanic ripreso dai sommergibili). A questo punto iniziano i problemi: dove si imbocca il ramo? Semplice, secondo la guida “vicino ad una concrezione a forma di dito”… A parte il fatto che tutti gli stalagmiti possono sembrare delle dita, comunque perdiamo un po’ di tempo per vedere in ogni buco o cavità se il sentiero proseguiva.
Arrivati finalmente ai Rover ci troviamo in ambienti veramente belli, con stanze molto ampie piene di migliaia di concrezioni giganti. Uno dei passaggi più suggestivi è stato quello sospeso sopra un lago (incredibilmente azzurro nonostante sotterraneo) da fare col sistema della teleferica.
Ovviamente non ci sono le corde su tutti i laghetti ed arrivati ad una pozza poco profonda dobbiamo passare in arrampicata nella parete lì di fianco. Chissà com’è Chicco ed Uliano passano senza problemi, i più corti invece non arrivano ad un appiglio e finiscono in acqua: io e Stefano solo con gli stivali in ammollo, Simona invece va giù “a 4 di spade” e la tratteniamo per un soffio!
Proseguiamo il cammino fino ad un punto dove la guida è un po’ ambigua e non si riesce a capire qual è la direzione giusta: “di qua”, “no, di là”, “torniamo indietro e proviamo nell’altra direzione”, “forse siamo saliti troppo”, “proviamo a rifare il tratto di prima”, “rileggiamo meglio la guida”… insomma non se ne viene più fuori. Si fanno le 19.00, ma per fortuna Chicco ed Uliano si calano e si arrampicano ovunque possibile per cercare di trovare la retta via e finalmente individuano il pozzo giusto.
Continuiamo il giro, scendendo pozzi e risalendo forre, ma al termine dell’Anello dei Rover, proprio nel punto in cui secondo la dannata guida dobbiamo trovare un traverso che ci riporta al punto di partenza, vediamo solo una corda che scende verso il basso (ma non al punto di ricongiungimento dell’anello). Per l’ennesima volta bisogna cercare la strada: Uliano e Chicco si prodigano per capire dove cavolo bisogna andare, Simona infreddolita si maledice per aver dimenticato a casa il telo termico, Stefano con la scusa di scaldarla le si incolla addosso, io che mi chiedo se le ragazze del soccorso speleologico sono come le bagnine di Baywatch… Dopo una faticosa ricerca finalmente Chicco fa l’annuncio tanto atteso: “ho trovato l’uscita”! Il bello è che non abbiamo beccato il traverso che conclude l’anello, ma Chicco è riuscito a calarsi da una finestra sospesa in una zona dove ha riconosciuto… il laghetto dove la Faggi era caduta a 4 di spade!
Alle 21.00, galvanizzati per la bella notizia abbandoniamo l’Anello dei Rover (a me sembrava più che altro un Labirinto) e ci dirigiamo verso l’uscita. Visto che la strada è tanta, che abbiamo accumulato parecchio ritardo e che si inizia a sentire un po’ di stanchezza, decidiamo di dividerci. Io ed Uliano iniziamo il Gran Prix del Buco Cattivo: ore 22.10 Sala Rinaldi, ore 23.10 Sala Merloni, ore 24.10 uscita!
Anche gli altri non sono usciti da molto tempo e offrono subito tramezzini e birra! Verso le 2.30 ci raggiungono finalmente gli ultimi speleologi e poco dopo partiamo verso casa: stanchi (stanchissimi) ma orgogliosi e soddisfatti per l’impresa.

lunedì 9 aprile 2007

sabato 17 febbraio 2007

Weekend lungo a Folgarida-Marilleva

Un weekend lungo, dal 15 al 18 febbraio 2007, in allegra compagnia di Emanuela, Baldo e Federica...

domenica 4 febbraio 2007

Archeologia industriale - ex Montedison

E' ancora abbastanza freddo ma il bel sole del pomeriggio invita ad uscire all'aperto, perciò appena ricevo la proposta di Michele per andare a fare un raid fotografico in un sito di archeologia industriale accetto immediatamente.
Siamo in 4, ci sono anche Ilenia e Marco, e per entrare nell'area dismessa approfittiamo dell'apertura nella recinzione realizzata in occasione di recenti sondaggi.
Il primo ambiente che incontriamo nel lato sud è un immenso capannone completamente vuoto:
Siamo armati di 4 macchine fotografiche, reflex e non, digitali e a pellicola: comincia la ricerca dello scatto perfetto!
Lo sguardo in questo primo ambiente viene sicuramente attratto dalle capriate del tetto, che si ripetono stagliate nel cielo in una sterminata serie.
Mentre qualcuno rimane in basso...
...io e Ilenia saliamo ai piani alti per cercare un altro punto di vista.
Il ripetersi costante delle forme e degli elementi ha sicuramente un fascino particolare, però anche un'occhiata verso il mare può nascondere un'inquadratura interessante.
Usciamo dal capannone percorrendo una serie di portali quadrati,
poi dopo un'ultima occhiata alle nostre spalle attraverso un buco nella parete...
...arriviamo nel successivo edificio. Questa volta la struttura è in cemento armato e mattoni: l'interno è spoglio, restano solo travi, pilastri, qualche parete malconcia e le scale di collegamento tra i vari piani, insomma niente che ci colpisca.
In questa struttura, probabilmente, vivono dei senzatetto (ci sono vari indizi a testimoniarlo) perciò ci allontaniamo senza nemmeno soffermarci troppo.
Finalmente ci spostiamo verso la parte più interessante della visita: una serie di 3 edifici gemelli, realizzati in legno con delle geometrie triangolari.

In passato dovrebbero essere stati tre depositi per lo stoccaggio e l'essiccamento dei materiali. Nella parte alta ci sono varie passerelle in legno interconnesse tra loro, però lo scricchiolio che emettono al mio passaggio rivela un preoccupante stato di degrado delle tavole.
Tornato nella parte bassa, mi accorgo di un bell'effetto prodotto dai raggi del sole che entrano attraverso le fessure del tetto. Cerco di immortalare al meglio la scena, il risultato è una delle immagini di cui sono più soddisfatto:
Passati anche i tre vecchi depositi in legno, terminiamo il giro esplorativo facendo una rapida incursione in una vecchia officina e passando vicino agli uffici abbandonati (anche qui probabilmente ci vive qualcuno...).
Il safari fotografico si conclude e siamo decisamente soddisfatti per il bottino: non vedo l'ora della prossima uscita fotografica!
Urben ruins exploration: a small interesting site of industrial heritage near Adriatic sea.!


Urban ruins exploration: the industrial heritage