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sabato 24 settembre 2005

Grotta del Vernino

Continuano le uscite speleologiche degli animali, stavolta la nostra destinazione è la Grotta del Vernino. La cavità è molto semplice da esplorare, ha infatti uno sviluppo piano ed abbastanza lineare: bisogna però visitarla in piccoli gruppi ed in periodi dell'anno autorizzati perchè è la sede di una nutrita colonia di chirotteri.
Noi siamo in pochi (io, Smelly, baldo, Mitch, Sara e Daniele) e non siamo di certo intimoriti da queste bestiole (nemmeno Sara, a suo dire)... perciò si parte!
Per raggiungere la cavità si segue la strada che da S. Vittore portaporta a Falcioni e poi a Pontechiaradovo. Proseguendo si supera un ponticello preceduto dal passaggio a livello e si mantiene la destra. Prima di raggiungere la Gola della Rossa, circa 50m prima di una sbarra, una sterrata sulla sinistra risale la Valle del Vernino per una metà, prima d restringersi diventando un ripido sentiero. Al bivio manteniamo la sinistra risalendo ancora più ripidamente (il caldo si fa sentire) e dopo un pò finalmente arriviamo all'ingresso.
Oggi finalmente proverò la mia nuova torcia frontale a led, presa a pochi euro dai cinesi: non ho più intenzione di tenere le pile tra i denti mentre striscio nei punti più bassi!
Foto di rito appena entrati...
...e poi continuiamo l'esplorazione.
Non c'è bisogno di fare molti passi per avvertire la presenza dei pipistrelli: è difficile vederli, ma si sentono i flap flap delle ali quando ci passano vicino e le rocce sono ricoperte di guano!
C'è anche qualche pozza d'acqua, si sente lo stillicidio dall'alto, però anche qui i "segni" dei pipistrelli si vedono bene.
Sempre circondati dai padroni di casa, noi uomini decidiamo di arrampicarci nella parte alta della galleria: vistoche lasceremo Sara in basso da sola, per tranquillizzarla accendiamo una delle candeline (comunque rimarremo sempre a vista).
L'rrampicata sarebbe anche facile, ma il viscidume dove dobbiamo appigliarci complica le cose...
Il soffitto della grotta è pieno di stalattiti più o meno grandi, ma la cosa più bella è percepire/vedere i pipistrelli che ci volano attorno a pochi centimetri di distanza, a volte addirittura arriva in faccia l'aria spostata dal loro batter d'ali.
Il bello è che anche in basso i chirotteri cominciano a girare intorno a Saretta, che dopo i primi gridolini dichiara perentoria: "Basta vado via!!!" Così si alza, parte e si dirige al buio spedita verso l'uscita...
Scendiamo dall'alto e la facciamo ragionare un pò, così mentre gli altri chiacchierano io mi infilo nel cunicolo che si apre nel fondo della galleria per vedere se continuava... ecco i miei piedi!
Ma niente, la grotta è finita qui. Per la gioia di Sara torniamo indietro, è stato un bel pomeriggio divertente ed un ottimo battesimo per la torcia frontale!

domenica 4 settembre 2005

Foro degli Occhialoni

Questo pomeriggio siamo in tanti per affrontare un'interessante uscita di trekking che permette sia di godere di una vista meravigliosa sul Parco della Rossa che di gustare il "brivido" dell'escursionismo speleologico.
Il sentiero, abbastanza segnato e facile da individuare, parte dalla piccola chiesetta ai margini del centro storico di Pierosara (frazione di Genga) lungo la sterrata che, aggirata un'abitazione, costeggia pianeggiante alcuni appezzamenti coltivati.
La camminata prosegue alternata tra il verde dei boschi ed i ghiaioni: io sono "armato" del fedele Bastone del Potere, ma gli altri che non hanno niente si accorgono presto che non sarebbe male avere un appiglio... Scatta così la ricerca di qualche ramo, ma l'unica cosa che salta fuori dai cespugli e dalla boscaglia è un serpentello che scappa di corsa passando a mezzo metro da Sara: cominciamo bene! Proseguendo lungo il sentiero si arriva finalmente al bivio per la Grotta di Mezzogiorno, che poi non è altro che l'ingresso alto della Grotta della Beata Vergine.




All'ingresso avviene la "vestizione": il passaggio dall'abbigliamento da escursione a quello da speleologo avviene semplicemente indossando una maglia in più (per il freddo) e preparando le torce elettriche (rigorosamente non frontali!). I primi ambienti che incontriamo sono abbastanza ampi e nessuno si lamenta, arrivati ad un piccolo salone accendiamo anche una delle candele speleo e scattiamo un pò di foto...




Da questo punto in poi cominciano i problemi: davanti a noi ci sono i cunicoli bassi e devo ammettere che un paio di passaggi sono veramente angusti, anche per la mia corporatura.


Il gruppetto si divide: Sara non si vuole sporcare troppo, Drogo rinuncia sulla fiducia (non vuole rimanere incastrato!), Matteo tenta il passaggio ma rimane bloccato (culo troppo largo!). Noialtri (con me anche Dora, BD e Baldo) proseguiamo e ci divertiamo un pò nelle strettoie e lungo le piccola colate calcaree. Arrivati presto alla corda che sale al primo pozzo ci dobbiamo fermare per tornare indietro al caldo dell'aria aperta.
Torniamo nuovamente all'abbigliamento da escursione, facciamo un'ultima foto di gruppo all'ingresso e riprendiamo il cammino verso il maestoso Foro degli occhialoni.



Questa suggestiva 'finestra' sulla Gola di Frasassi, nota nel XIII secolo come Grocta Traforata, è il relitto di un'antica cavità un tempo sicuramente molto più estesa, progressivamente smantellata dal disfacimento delle pareti rocciose. Un ingresso superiore immette in una galleria che sbocca sulla volta del grande arco naturale mentre alla base di questo si diramano numerosi cunicoli spesso interconnessi, frammenti di un labirinto sotterraneo ormai quasi completamente svelato dalla luce del sole. Altre foto di rito e via, si torna indietro per la stessa strada (anche perchè il sentiero che prosegue attraversando il foro è abbastanza difficile e pericoloso, perchè molto ripido e su fondo detritico scivoloso. Quest'uscita è perfetta per godersi una mezza giornata in mezzo al Parco della Gola della Rossa.

lunedì 8 agosto 2005

Creta 2005

Come ogni anno la scelta della meta delle vacanze non è stata molto semplice ed immediata: io ero propenso ad andare ad Ibiza, fino a quando Save ha tirato fuori la proposta di Creta, su suggerimento e consiglio di un amico. Ammetto la mia ignoranza, pensavo che Creta fosse un'isoletta con poche cose da vedere, se non il Palazzo di Cnosso e qualche altro rudere... perciò inizialmente non ne ero per niente entusiasta. Col tempo però ho iniziato a documentarmi meglio su internet, rimanendo piacevolmente sorpreso...
E così alla fine eccoci pronti alla partenza: io, Francesco "Savero", Alessandro "Baldo" e Daniele "Grio"!


L'isola è molto grande ed occorrerebbero settimane per vedere tutto quello che offre, alla fine la scelta è caduta sulla parte orientale. Più precisamente il nostro semplice ma comodo appartamento è nel complesso Antinoos ad Hersonissos, il cuore della vita notturna, famosa per i numerosi locali sul lungomare.
Certo Hersonissos non è una perla del Mediterraneo, però le spiaggette vicine non sono niente male: questo è uno scorcio delle "piscinette" vicino al Creta-Maris:


Niente male, ma per raggiungere le località balneari più belle bisogna per forza trovarsi un mezzo di trasporto. Non è difficile trovare quello più idoneo alle varie esigenze, alla fine ci siamo spostati in tutti i modi: pullman, auto a noleggio (40€/giorno con tutte le assicurazioni), traghetti, scooter (15€/giorno) e perfino quad (20€/giorno)!


Un paio di suggerimenti su spiagge assolutamente da non perdere: la baia di Matala con la vicina spiaggia di Komo (sono entrambe siti di deposizione di uova delle tartarughe marine)...




...e l'incantevole isola di Chrissi, con la bianchissima sabbia formata da minuscoli resti di conchiglie e l'acqua cristallina: sembra proprio di nuotare dentro una bottiglia di acqua minerale!



La vacanza a Creta non è stato solo mare e sole, ci siamo anche appassionati alla lingua ed alle usanze greche, alla loro cultura e soprattutto alla loro "cottura": la cucina greca infatti si è rivelata molto buona e varia, inoltre gli ottimi prezzi ci hanno spinto a mangiare spesso e volentieri al ristorante. Vi consiglio il nostro preferito: la trattoria Mythos, in una traversa del lungomare coi locali di Hersonissos. Per il menù non fatevi mancare i dolmades (involtini di foglia di vite con ripieno di riso e/o carne), la mussaka (una specie di parmigiana molto ricca), i suvlaki (spiedini, anzi spiedoni di carne) e l'ottimo stifado (arrosto di carne con riso, pomodoro e cipolle):


E dopo un'abbondante cena è di rigore una serata nei locali notturni di Hersonissos: il lungomare è pieno di bar, pub e discoteche con ingresso gratuito e consumazioni in offerta (spesso c'è il 2x1, anche se in verità poi i cocktail sono un pò troppo allungati). La gente è soprattutto un miscuglio chiassoso e festoso di tedeschi, inglesi e scandinavi, anzi in qualche birreria sembra proprio di essere in nord europa piuttosto che in Grecia. Vista la provenienza è pieno di belle ragazze, soprattutto dai 20 ai 25 anni, però non è così semplice "andare a segno" come qualcuno dice! Fra i tanti locali vi consiglio il nostro preferito: il Camelot, con esterno medievale ed interno molto simile alle nostre discoteche.

In questa settimana non ci siamo fatti mancare nemmeno un tuffo nella storia della potente civiltà minoica: la visita al Palazzo di Cnosso, nell'entroterra della capitale Heraklion, è una meta che non possiamo saltare. Sfruttando lo sconto studenti ci prendiamo una guida in italiano che ci accompagna tra le rovine raccontandoci tutti i segreti sull'ascia "bipenis", simbolo della civiltà, sulle leggende legate a Icaro, Dedalo e al Minotauro e sull'esplosione del vulcano di Santorini che ha distrutto l'isola con una violenza "come tsnunami"!



Al termine di questo breve resoconto di viaggio, vanno ricordati i momenti esilaranti, da morire dal ridere, passati con le nostre preziose guide CTS Rachele e Rosaria e con gli amici di Fratta Maggiore Velia, Titty e Mimmo



Di questa meravigliosa settimana rimarrà anche vivo il ricordo di tanti begli anedotti che non ho raccontato, a partire dai compagni di viaggio Paolo Limiti ("ma il vostro amico è un pò retrò!") e "Floradora", passando per l'ottimo inglese di Rosaria ("A me dell'inglese non mi puoi proprio dire niente... c'ha dett??") e per la bella dirimpettaia Paolina, fino ad arrivare al prezioso farmacista che parla italiano!

domenica 22 maggio 2005

La Gola del Fiastrone

Questa escursione nel cuore dei Sibillini non ha niente da invidiare ad altre uscite più o meno famose (vedi ad esempio la celebre traversata dell'Infernaccio) e permette di godersi al meglio un fantastico percorso scavato nella roccia. Per arrivare in zona, dalla Superstrada Civitanova Marche - Sfercia si arriva nella zona del Lago di Caccamo. Da qui si prende il bivio per Caldarola e dopo pochi metri, attraversato il ponte sul fiume Chienti, si sale rapidamente a Pievefavera per poi proseguire verso Villa. Una volta giunti in questo piccolo paesino la strada non è più asfaltata ma è ancora facilmente percorribile sia proseguendo dritti verso Col di Pietra, sia girando a destra, subito dopo la chiesa, verso Monastero. Attenzione a non perdere il minuscolo cartello che segnala il bivio verso destra tra le case di Villa!

Gola del Fiastrone
L'erosione, causata dal fiume Fiastrone nel corso dei millenni, ha prodotto delle stupende gole dove le sue acque si incanalano come in una galleria. Il luogo merita sicuramente una visita sia per la sua bellezza morfologica che per l'habitat che lo circonda.La via più semplice per giungere alle gole è quella di seguire il sentiero che parte dal cimitero di Monastero, dove si deve parcheggiare l'auto. Da qui si scende fino al fiume Fiastrone, giunti a fondovalle si prosegue verso la sorgente. Dato che bisogna attraversare il fiume più volte è piuttosto difficile non bagnarsi almeno i piedi. Giunti alle gole le attraversiamo in tutta la loro lunghezza per poi tornare indietro e, per la stessa via da dove siamo venuti, risalire a Monastero. Tempo richiesto: 3 ore circa.

I partecipanti

La Gola

L'Angelo della Morte!

L'uscita dalla forra

Verde

Nudisti!

Le Pisciarelle (con me in basso)

Nota: al termine del cammino, proprio ai piedi della Diga, ho scoperto e conquistato il Bastone del Potere, compagno fedele di tante escursioni!

In alternativa, per chi ha molto allenamento e sa orientarsi bene, una volta attraversate le gole, si prosegue verso il lago di Fiastra. Prima della diga, svoltando a destra si sale verso le Lame Rosse, si prosegue per la Grotta dei Frati, si ridiscende al Fiastrone e dal lato opposto si risale a Monastero dallo stesso sentiero che avevamo fatto inizialmente in discesa. Tempo richiesto: 6 ore circa.

Grotta frati
Consiste in un antro in parte naturale, in parte derivante da un'escavazione eseguita da frati che vi praticarono l'eremitaggio. Inizialmente fu utilizzata dai Benedettini poi dai Francescani. All'interno della grotta fu eretta una piccola chiesa, di cui si hanno notizie fin dal 1234, dedicata a Sant'Egidio. Per giungere alla grotta si possono seguire due itinerari.
Primo itinerario: da Cessapalombo si prosegue per Montalto, dove in località Villa, girando a destra di fianco alla chiesa, si imbocca la via che porta a Monastero. La strada non è asfaltata ed è piuttosto dissestata ma è percorribile anche in auto. Appena fuori l'abitato di Villa si attraversa un ponticello sulla sinistra e si seguita a salire per due o tre chilometri. Arrivati in cima alla salita si scende per un centinaio di metri e si prende la strada a destra, andando dritti invece si proseguirebbe per Monastero. Dopo poco più di un chilometro la strada termina in uno spiazzo dove si può parcheggiare l'auto. Da qui si deve proseguire a piedi per un sentiero, in mezzora circa di cammino si giunge alla Grotta dei Frati.
Secondo itinerario: Più agevole il tratto in auto ma più impegnativo quello a piedi che richiede circa quattro ore tra andata e ritorno. Si giunge in auto a Monastero e si parcheggia in prossimità del cimitero. Da qui si può percorrere per intero il vecchio sentiero tracciato dai monaci. Si prende a sinistra del cimitero, si scende fino al fiume Fiastrone e si risale dal lato opposto della vallata fino a ricongiungersi con il sentiero del primo itinerario, da percorrere verso sinistra cioè verso monte.

Questa rimane una delle più gustose uscite fatte in questi ultimi anni, tra le quali vale sicuramente la pena di ricordare anche la Valle Operosa sul Monte Nerone, l'esplorazione della Miniera abbandonata sulle Apuane e la Gola del Gorropu in Sardegna.

sabato 1 gennaio 2005

Londra 2004-05

Ecco il video con le avventure degli "Animali" a Londra per il Capodanno2005:

venerdì 20 agosto 2004

Il Buco del Diavolo - Camerano (AN)

Grotte, cunicoli ed ambienti sotterranei hanno da sempre alimentato curiosità, timore e mistero negli uomini, soprattutto se le paure di questi venivano alimentate da miti e credenze popolari piuttosto fantasiose.
Nei dintorni di Ancona c'è uno di questi luoghi, tutt'ora avvolto nel mistero per quel che riguarda la sua origine ed il suo utilizzo, con un nome che è tutto un programma: il Buco del Diavolo(o Buco della Paura) a Camerano.
Una tradizione ricollegabile ai miti pagani narra che, percorrendolo interamente, si arriverebbe in una grande stanza con al centro un altare, sul quale si troverebbe una chioccia d'oro attorniata da dodici pulcini. Lo sventurato che dovesse raggiungerla, però, non potrà mai tornare indietro se non scoprirà il vero nome del Demonio e non lo scriverà sulla roccia con il proprio sangue.
L'ingresso più accessibile a questo complesso, che un tempo apparteneva ad un sistema di camminamenti difensivi o ad una rete acquedottistica, si trova in una paretina rocciosa praticamente nel letto di un piccolo fosso affluente del Rio Boranico, che scorre per circa 7 km alla base della collina chiamata "Gradina del Poggio".
Procedendo in auto dal centro abitato di Camerano, si può parcheggiare nei pressi di una casa rossa ad angolo situata poco oltre la frazione di S. Germano. Si imbocca da qui una carrareccia bianca, chiusa da una sbarra, procedendo in discesa fino ad una vecchia costruzione in rovina che rimane sul lato sinistro.
Dal rudere un sentiero ormai quasi invisibile conduceva fino all’apertura del temuto Buco del Diavolo. Attualmente, soprattutto con la vegetazione alta, occorre tagliare trasversalmente sulla sinistra il campo fino ad arrivare nel fosso, lungo il quale occorre cercare l'imboccatura (celata da una cascatella in inverno):
Il tratto iniziale è costituito da un cunicolo di 20 m, con una larghezza di circa 60 cm, un'altezza di 160 cm e volte a botte.
Camminando si arriva in fretta ad un primo bivio a T: sulla destra la galleria diventa molto bassa e fangosa, ma anche strisciando presto il condotto chiude su una frana calcarea. A sinistra, invece, il ramo è più percorribile ma la volta bassa ed il fango rendono difficoltosa la progressione. Come se non bastasse, poi, la galleria è popolata da milioni, forse miliardi di zanzare appese alle pareti, ma che al passaggio di un eventuale esploratore si innalzano in volo diventando una vera piaga. Dopo meno di 200 m, purtroppo, il fango aumenta e si arriva ad un'altra frana che blocca definitivamente l'avanzata, costringendo a tornare indietro.
Con una certa regolarità, ogni 30-35 m si aprono sulla volta camini che sbucano verso l'esterno: probabilmente si trattava di canne di aerazione o, in qualche caso, di accessi intermedi.
Lungo le pareti dei cunicoli, ad un'altezza di circa 130 cm, sono infine presenti alcune nicchie usate probabilmente per appoggiarvi lucerne o altri sistemi di illuminazione (ipotesi confermata dalle tracce di nerofumo presenti sopra le stesse).

Questa breve ma interessante escursione, a metà strada tra l'archeologia e la speleologia, permette di calarsi letteralmente dentro una delle leggende più curiose del territorio, o meglio del sottosuolo, di Ancona.

martedì 17 febbraio 2004

Un anno a Siracusa

E' risaputo, il destino riserva sempre delle svolte impreviste nella vita, a volte molto gradite...
Chi mi conosce sa che durante la ricerca del mio primo posto di lavoro non cercavo aziende lontane da Falconara né tantomeno pensavo a trasferirmi: detto fatto, a gennaio 2004 l'Aquater, dopo un mese di occupazione in ufficio a San Lorenzo (PU), mi ha spedito in trasferta a Priolo Gargallo, vicino Siracusa. Non solo, quello che inizialmente doveva essere un impegno per un mese e mezzo, massimo due (parole del mio capo), si è poi prolungato per tutto il 2004! In questo lungo, piacevole anno di permanenza in Sicilia ho imparato a conoscere meglio le persone, gli usi, la cultura e la storia di una terra davvero unica.
Mi dilungherei troppo raccontando qui tutte le avventure superate, le visite più o meno turistiche effettuate ed un'infinità di anedotti legati ai bellissimi momenti vissuti, però voglio almeno riportare qualche breve flash sulle bellezze di Siracusa, città a cui sono particolarmente affezionato.

Inizio con un semplice consiglio legato al viaggio in aereo per Catania. In condizioni di vento normali, qualsiasi volo da/per Fontanarossa segue una rotta che affianca l'Etna, ad ovest durante l'arrivo, ad est durante la partenza. Durante il check-in, facendosi assegnare un posto finestrino A, cioè nella fila di sinistra dell'aeromobile, ci si garantisce una splendida vista del vulcano, a volte alla stessa quota dei crateri sommitali (3300 m).
Una volta atterrati a Catania, Siracusa si raggiunge in auto in circa 50 minuti.
Durante l'avvicinamento si rimane un pò scioccati dalla vista della baia di Augusta, dove una serie praticamente ininterrotta di stabilimenti, raffinerie ed impianti chimici affianca ed avvolte circonda sia la strada statale che la ferrovia.

Proseguendo oltre si accede nella città attraverso il lungo viale di Scala Greca, dove ho imparato presto i fondamenti della guida alla siracusana:
- ai semafori bisogna partire immediatamente appena scatta il verde, altrimenti dopo 1 decimo di secondo ti suonano da dietro;
- alle rotatorie ha la precedenza chi è più deciso e determinato, perciò bisogna mantenere uno sguardo concentrato e impassibile, senza mai mostrare esitazioni... altrimenti si perde la precedenza!
Al termine del viale si è già nei pressi del Parco Archeologico della Neapolis: durante la sua visita (assolutamente IMPERDIBILE) si scopre che ci sono ben più cose da scoprire che il solo teatro greco.
Appena entrati ci si schiude davanti il verde agrumeto racchiuso nella latomia del Paradiso: le latomie erano le antiche cave di calcare e questa è la più ampia (ma non la più profonda) della città. Percorrendo i sentieri in mezzo ai limoni si raggiungono le pareti di roccia incise dall'uomo e si notano le aperture della vecchie gallerie di estrazione. La più nota è l'Orecchio di Dioniso:
A breve distanza si raggiunge il famoso teatro greco, gioiello dell'architettura e dell'acustica ellenica che d'estate ancora continua (dopo millenni!) a proporre le rappresentazioni classiche delle tragedie.
Ogni stagione vengono rappresentate, a giorni alterne, due tragedie. Le ambientazioni possono essere molto diverse, passando da quelle più austere e fedeli alle originali a quelle riviste in chiave più moderna: mi ricordo una volta gli attori vestiti come militari nazisti... mah! Quest'anno sono stato a vedere le Trachinie di Sofocle, restando molto colpito dalla rappresentazione scenica (abbastanza classica, per fortuna) e dalla bella interpretazione dell'attrice principale, Micaela Esdra (che poi ho scoperto essere la voce di Catherine Willows di C.S.I.):
Le bellezze della Neapolis non sono di certo finite qua, c'è tutta la parte romana con l'anfiteatro e perfino la presunta tomba di Archimede (il grande genio non sarà proprio contento di riposare vicino ad un semaforo, di fronte ad un Blockbuster...)

Continuando ad addentrarci nella città si arriva al Corso Gelone e poco più avanti, superata la zona della stazione ferroviaria, si arriva al centro storico: l'isola di Ortigia. Questa zona è stata recentemente dichiarata patrimonio storico dell'umanità, un bel riconoscimento meritato soprattutto per lo sforzo di riqualificazione e recupero che sta riportando l'isola ai vecchi splendori.
Superato il ponte che immette nell'isola si arriva ai resti del Tempio di Apollo:
Conviene parcheggiare la macchina in zona o nel parcheggio Archimede sulla sinistra, tanto Ortigia si può esplorare e scoprire tranquillamente passeggiando.
Ci si sposta di poco per risalire Corso Matteotti fino ad arrivare ad una graziosa piazza, intitolata tanto per cambiare ad Archimede, incastonata tra palazzi antichi finemente e decorati.
A poca distanza, proseguendo nei vicoletti a destra, si arriva alla Piazza del Duomo: la Chiesa ha una imponente facciata barocca, ma è realizzata inglobando un antico tempio greco.
Nella facciata laterale libera, così come all'interno, sono ben visibile le colonne greche che spezzano la continuità del muro in mattoni. Con il passare del tempo questo "abuso edilizio" ha mostrato i primi problemi di stabilità: le colonne non erano state costruite per sorreggere il peso di un intero edificio in muratura, perciò i singoli elementi cilindrici che costituiscono le colonne iniziarono a scivolare verso l'esterno. Sono ben visibili sia questi scorrimenti che i rinforzi murari realizzati per assicurare la stabilità del Duomo.
Anche questa piazza è circondata da edifici storici recuperati e restaurati e da qui c'è l'accesso alle visite della "Siracusa sotterranea".
La piazza ha una pendenza verso il mare, seguendola si arriva in breve alla Piazza S. Rocco (cuore della vita notturna) ed alla Fonte Aretusa:
Questa piccola laguna è formata da acqua dolce proveniente da una sorgente vicina ed accoglie una delle rarissime piante di papiro che ancora crescono in Sicilia. Completano questo particolare habitat una colonia di papere ed una di pesci. Da qui si può tornare indietro sul lungomare, fiancheggiando il molo turistico, oppure si può proseguire verso il Castello Maniace, all'estremità dell'isola di Ortigica, oppure lungo i camminamenti nelle mura a picco sul mare, da dove un tempo Archimede metteva a punto i suoi famosi specchi ustori per bruciare le navi romane.
Una breve parentesi culinaria: la cucina siciliana è molto variegata e sicuramente ricca di forti sapori e profumi mediterranei. Il modo migliore per gustarla è fermarsi a cena in uno delldecine di ristoranti che si trovano ad Ortigia.
C'è veramente l'imbarazzo della scelta, ve ne consiglio solo alcuni:
- Trattoria da Mariano, non lontano da fonte Aretusa, famoso per le specialità dei Monti iblei e per Paolo, il proprietario molto pittoresco che porta in tavola ogni volta una quantità ed una varietà di piatti senza nemmeno bisogno di ordinarli! Ottimo prezzo e si esce assolutamente sazi!
- Il Cenacolo, vicino P.zza Areusa, ha una buona scelta di piatti, couss-couss compreso, ed un buon rapporto qualità prezzo.
- Porta Marina, vicino appunto alla Porta Marina, per una buona cena di pesce.
- Il Veliero, sempre nella zona di Porta Marina, per una buona varietà di piatti tipici/particolari sia a base di carne che di pesce.
- Il giardino degli Aranci, a sud di Siracusa, poco dopo il Carrefour, fa la migliore pizza in assoluto!
Con il tempo a disposizione Siracusa ha ancora molto altro da mostrare: ad esempio una visita guidata alla Chiesa ed alle Catacombe di S. Giovanni...
...oppure alle Latomie dei Cappuccini, le più profonde della città, sotto il giardino del Grand Hotel Villa Politi.
Ci sarebbe ancora tanto da raccontare e da vedere... ma il resto scopritelo da soli!